SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “A questa Amministrazione manca un progetto e una strategia” e ancora “dopo un anno di non fare è sempre più evidente che al governo della città manchi coraggio ed entusiasmo”. Le dichiarazioni sono, in ordine, del segretario del Pd Edward Alfonsi e del capogruppo in Consiglio Antimo Di Francesco. Insomma, dopo il cambio di segreteria, le scissioni e il “mini-terremoto” delle primarie, il giudizio dei democratici verso Piunti &Co. è sempre quello. Ed è tutt’altro che lusinghiero.

La conferenza stampa che i democratici hanno indetto nel primo pomeriggio del 10 maggio aveva un intento ben preciso, ovvero quello di redigere la “pagella” dell’Amministrazione, a quasi un anno dall’inizio della “scuola”. Poco importa, forse, se la “sala professori” è stata un po’ scossa dalle notizie provenienti da Roma, col Consiglio di Stato che, proprio in quei minuti bocciava definitivamente ogni speranza di Reconquista del Consiglio Comunale da parte del centrosinistra.

Assorbito il colpo infatti, il partito è andato all’attacco. Ed è stato un attacco frontale. Dalla questione movida (“il centro ne è ostaggio”) al decoro urbano (“la città è abbandonata”), passando per una critica alla recente crisi nella maggioranza dopo il “caso” Gabrielli, i primi fendenti li tira proprio il neo segretario Alfonsi che annuncia la ripresa della campagna d’ascolto nei quartieri (che si è fermata a fine 2016), garantisce che i litigi fra le diverse anime democratiche “diminuiranno” e alla fine scopre anche le carte con una frase tanto convinta quanto, forse, prematura: “Vogliamo tornare al governo della città”.

I voti che il Pd dà, insomma, sono brutti e un po’ in tutte le materie. Dalla cultura (definita “bloccata”) alle tasse (con Di Francesco che ha criticato duramente l’aumento della Tari) infatti, la bocciatura sembrerebbe senza appello. E forse, proprio per questo, Maria Rita Morganti (che di mestiere fa proprio la professoressa n.d.r.) decide di dare qualche ripetizione di storia: “Quando guardo noi e il centrodestra mi sembra di rivedere la guerra fra ateniesi e spartani. Come Sparta la maggioranza è brava solo a fare la guerra, mentre si ritrova del tutto impreparata a gestire i problemi della polis“. Una dicotomia insanabile insomma ed evidenziata pure da Tonino Capriotti, che rilancia la “querelle” Urbinati-Olivieri sui fondi regionali per la Sentina: “Non conoscono la gestione della cosa pubblica” tuona il “renziano” “ed è grave perché oggi la bravura di un’Amministrazione si misura dalla capacità di saper intercettare fondi sempre più difficili da trovare”.

E se Di Francesco e il resto del consiglio scolastico sembrerebbero neanche voler rimandare a settembre la Giunta Piunti, ciò che non si può rimandare è la scelta del successore di Bruno Gabrielli, che il Consiglio Comunale molto probabilmente voterà alla fine di questo mese. Su questo punto Antimo Di Francesco non si nasconde: “Riteniamo che la maggioranza debba riconoscere alla minoranza la Presidenza del Consiglio” chiosa il capogruppo rilanciando quindi le sue stesse quotazioni e pure quelle di Marco Curzi e Domenico Pellei. Ma dopo le speculazioni di queste settimane su presunte trattative con la maggioranza sul voto alla sfiducia, il Pd chiarisce certi aspetti. “Riteniamo che avere un presidente del Consiglio serva a tutelare una minoranza mai ascoltata finora” chiosa Edward Alfonsi.

Insomma per l’erede di Gabrielli il Pd sembra alzare la mano. I democratici si incontreranno in questi giorni col resto della minoranza, che a questo punto potrebbe pure perdere Paolo Perazzoli, ma le fiches sul tavolo, per chiedere lo scranno, sembrano essere sufficienti. Dal canto suo infatti, la maggioranza difficilmente potrebbe salvarsi dalla furia di Forza Italia se dovesse scegliere tra le sue file un presidente che non sia azzurro. Soprattutto perché finora la sfiducia a Gabrielli è sempre stata etichettata come puramente personale. Giocare la palla nella metà campo avversaria potrebbe essere la mossa migliore a questo punto.

 

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