SHAKEmovie: Animazione della propagazione sulla superficie terrestre delle onde sismiche generate dal terremoto di Mw 6.5 delle ore 07:40 del 30 ottobre 2016 che ha coinvolto l’Italia Centrale. Le onde di colore blu indicano che il suolo si sta muovendo velocemente verso il basso, quelle di colore rosso indicano che il suolo si sta muovendo verso l’alto. L’intensità del colore è maggiore per spostamenti verticali più veloci. Ogni secondo dell’animazione rappresenta un secondo in tempo reale. Sono rappresentati i primi 2 minuti a partire dall’origine dell’evento sismico. Per migliorare la visualizzazione delle onde lontano dall’epicentro, la scala dei colori è saturata a 0.08 m/s: tutti i valori superiori a 0.08 o inferiori a -0.08 hanno rispettivamente lo stesso colore rosso scuro o blu scuro. (Fonte INGV)

ROMA – Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (30 ottobre, ore 16), sono oltre 200 gli eventi sismici localizzati nella zona al confine tra Marche e Umbria, in seguito alla scossa di magnitudo M 6.5 che ha colpito l’Italia centrale alle 7.21 del 30 ottobre, tuttora la scossa più forte della sequenza sismica iniziata lo scorso 24 agosto. Di questi, oltre 118 hanno una magnitudo compresa tra 3 e 4 gradi Richter, mentre 15 tra 4 e 5.

Le repliche (aftershocks) stanno interessando un’area estesa circa 30 chilometri, da Accumoli (a sud) a Visso (a nord): riprendono la parte settentrionale del sistema di faglie che si era attivato con il terremoto del 24 agosto e quella meridionale della struttura attivatasi il 26 ottobre.

L’Ingv ha appena diffuso il video dell’animazione della propagazione sulla superficie terrestre delle onde sismiche generate dal forte terremoto. Lo shakemovie è soltanto preliminare, essendo lo studio dei fenomeni tuttora in corso.

Stavolta la scala dei colori utilizzati è 8 volte superiore allo shakemovie realizzato per il terremoto del 24 agosto. Ma come per le precedenti simulazioni, l’Ingv sottolinea che “non si tratta di un’animazione artistica ma della soluzione delle equazioni che descrivono il processo di propagazione. La velocità e l’ampiezza delle onde sismiche dipendono dalle caratteristiche della sorgente sismica, dal tipo di suolo che attraversano e anche dalla topografia. Esse, quindi, non si propagano in maniera uniforme nello spazio e luoghi posti alla stessa distanza dall’epicentro risentono del terremoto in maniera completamente diversa. In questo caso si osserva, ad esempio, che le onde si sono propagate con maggiore intensità e più a lungo verso le regioni adriatiche, verso il Lazio e la Toscana meridionale“.

Dalle prime analisi effettuate dai ricercatori, il meccanismo focale del terremoto del 30 ottobre è del tutto simile ai precedenti della sequenza, con faglie orientate in direzione SSE-NNO. L’analisi delle repliche e dei dati geologici e geodetici consentiranno prossimamente di chiarire la relazione tra questo evento e i precedenti.

“Il terremoto di stamattina (30 ottobre 2016, ore 7.40 italiane) localizzato nella zona a cavallo tra le province di Perugia e di Macerata ha interessato l’area già colpita dalle scosse del 24 agosto e 26 ottobre 2016. L’area interessata dalla sequenza diventa così più ampia estendendosi da Leonessa fino alla provincia di Ancona – spiega l’Ingv –  Le località più importanti dell’area vicino all’epicentro del 30 ottobre sono i Comuni di Norcia, Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera e Pieve Torina, tutti comuni caratterizzati da valori di pericolosità sismica alta e molto alta. La storia sismica dell’area (eventi con I≥5.5 MCS) è piuttosto povera e non risale oltre i primi del Settecento. La povertà delle conoscenze è tipica delle zone montane e poco abitate, cui la storiografia ufficiale dedica poca attenzione perché in genere più concentrata sugli avvenimenti riguardanti le città, quali centri del potere politico, culturale e economico”.

Nella nota recente l’Istituto sottolinea ancora una volta che l’area colpita non è nuova a fenomeni sismici distruttivi: “Secondo il catalogo sismico CPTI15, diversi terremoti hanno più volte devastato Norcia, Visso e tutte le località che ricadono nell’area nursina (DBMI15). Il terremoto più antico risale al dicembre 1328 (Mw 6.5) ed ebbe effetti valutati al grado 9-10 MCS a Norcia e di 9 MCS a Visso. Un altro evento importante è quello del 12 maggio 1730 (Valnerina, Mw 6.0) che ebbe effetti del grado 9 a Norcia, danneggiando diffusamente tutta l’area tra Visso e Leonessa, nel reatino. Vanno ricordati anche il terremoto del 27 giugno 1719 (Mw 5.6) sempre nei pressi di Preci, dove raggiunse effetti di grado 8 MCS, e quello del 22 agosto 1859 con intensità a Norcia pari al 8-9 grado”.

“Ma il terremoto più importante dell’area della Valnerina è quello del 14 gennaio 1703 (Mw 6.9), un evento catastrofico che devastò decine di paesi nell’Appennino umbro-reatino e fece danni più lievi ma diffusi anche a Roma. Norcia venne rasa al suolo, come Cittareale, Accumoli, Antrodoco e molte altre località tra la Valnerina e il reatino. Infine citiamo il terremoto del 19 settembre 1979 (Mw 5.8), l’ultimo fra quelli significativi della Valnerina, causò a Norcia danni gravi (8 MCS), ed effetti di grado 7 MCS a Preci e a Visso, e di 6-7 sia a Ussita che a Castelsantangelo sul Nera. Per quanto riguarda la sismicità recente, si ricorda come l’area interessata sia ubicata tra la zona attivata con la sequenza sismica del 1997 in Umbria-Marche e a sud quella dell’Aquila del 2009“.

Dettaglio tecnico

Per ridurre i tempi di calcolo e viste le limitate conoscenze attuali dei dettagli del sottosuolo, la simulazione a scala italiana dell’animazione è relativamente “a bassa frequenza”, visualizza cioè le frequenze delle onde fino a 0.25 Hz. Questo significa che il fronte d’onda “interagisce” con oggetti delle dimensioni di 2/4 km. La risposta sismica locale è quindi limitata agli effetti di strutture geologiche di queste dimensioni. Aumentando il contenuto in frequenze, si evidenzierebbero dettagli più piccoli, come l’amplificazione dovuta ai sedimenti.

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