SAMB TRA I PRO – È finalmente partito l’ennesimo campionato di serie C (oggi Lega Pro), esattamente il 40° per la Samb che, unito alle 21 presenze tra i cadetti della serie B, fanno 61 anni di calcio professionistico. Non poco per un paese (oggi città) che fino ai primi anni 50 contava, più o meno, 20 mila abitanti. Stavo anche pensando che una città con il nome di un santo e che finisce in ‘ese’ non ha mai giocato n serie A o B. Forse la Sampdoria (inizialmente si chiamava Sampierdarenese) che deriva da San Pier Darena che però è un quartiere di Genova come il Chievo di Verona.
Siamo una società gloriosa che in questo momento storico si appresta a rivivere tempi nei quali nessuno o in pochissimi speravano più. Merito indiscutibile della famiglia Fedeli e del suo patron che sta riportando gli sportivi sambenedettesi a parlare di calcio e solo di quello, appunto come ai bei tempi. Uno sport,il calcio, aleatorio perché non ha nulla di definito e legato alla ‘testa’ più che alle gambe. E bello anche fuori dal campo e della partita perché ogni giudizio può essere messo in discussione. Ottimisti e pessimisti possono dire la loro e trovare sempre le ragioni per quanto detto prima della gara. Insomma è risaputo che il calcio è la ‘scienza’ meno esatta tra tutti gli sport.
L’importante però è non giudicare in modo prevenuto, pretestuoso o condizionato da antipatia o simpatia per quel giocatore o quel presidente perché, in tal caso, si incorre nella malafede. Per fortuna la vedo soltanto in una sparuta minoranza  di sambenedettesi, mentre trovo tanta saggezza nella stragrande maggioranza. Per questo motivo il numero di abbonati in questi giorni crescerà ulteriormente fino a raggiungere livelli da serie B o da provinciali di serie A.
Per la prima volta nella storia rossoblu abbiamo un presidente, appunto Franco Fedeli, in linea con un pensiero che a me piace. La critica ad un giocatore non viene vista come una mancanza di rispetto ma semplicemente come stimolo a fare meglio. Aggiungerei anche che fa gioco agli allenatori i quali, tra l’altro, possono essere giudicati solo in base ai risultati e non in funzione del bel gioco che è una chimera…

Ho ricordato al presidente che la Samb, nelle ultime 18 trasferte, ha raccolto 15 vittorie (tre con Beoni, le restanti con Palladini), segnando sempre…
“Lo so ma credo che i particolari, negativi o positivi che siano, non vanno taciuti. Per esempio non voglio vedere più un Pegorin così indeciso come sabato scorso”
È vero anche però che il debutto del ragazzo in serie D, a Fermo, fu uguale. Dopo di che è stato uno dei principali artefici della promozione. Non trascurerei nemmeno che nel finale di gara ha mostrato grande coraggio con uscite determinati tra un nugolo di compagni e avversari…
“Speriamo ma abbiamo acquistato un portiere, Frison, che ci invidiano in molti per il suo importante palmares”
Pare che non sia sceso in campo per problemi fisici…
“Mi dicono che aveva un ‘dolorino’. Mi auguro che gli passi perché, fino a prova contraria, il titolare è lui. Su Pegorin ci conto anch’io ma le sue responsabilità, anche per il suo bene, vanno dosate in funzione della giovane età e inesperienza. Ci conto molto ma adesso mi aspetto molto da Frison perché lo riteniamo in grado di contribuire al salto di qualità indispensabile nella nuova categoria”
Per il resto la partenza con una vittoria esterna non è da buttar via…
“Sicuramente ma la sofferenza è stata tanta, se si potesse evitare…”
Non sarà facile, basta vedere i risultati di Parma e Venezia che sono partite con i favori dei pronostici…
“Io guardo solo la mia squadra dalla quale voglio il massimo sempre. A proposito mi piange il cuore vedere Di Massimo in panchina, conto molto sul suo valore”
Vuole essere una critica a Palladini?
“Come dice lei nel calcio le vittorie contano più di tutto il resto e il nostro tecnico ne ha collezionate tantissime ma ciò non mi esime dal dire quello che penso. Fa parte del mio carattere e Palladini, che stimo molto, lo ha capito perché è una persona molto intelligente. Magari, non prometto di riuscirci, ma proverò a non parlare più… a caldo”

Personalmente la riterrei una forzatura perché ritengo utili le sue disamine sugli aspetti negativi visti in campo. Sono ‘critiche’ quasi sempre precise e ‘documentate’.  Ma guai a fare con lui gli yes-man. Chi gli sta vicino sa che gli piace comandare ma anche che non ha un buon giudizio dei signorsì. Nella sua apparente autorità è, infatti, una persona che ascolta e riflette.

Ce ne fossero di presidenti così. Ha altresì una particolarità straordinaria per il suo ruolo: non vede la stampa come una nemica. Ad ogni domanda risponde con estrema franchezza ma anche con grande rispetto ed educazione senza mai provare ad addossare colpe fantasiose ai giornalisti come fanno molti presidenti per nascondere le proprie mancanze.
Ce ne fossero di allenatori come Palladini che, al di là dei suoi meriti tecnici (che diranno i suoi 5-6 detrattori dopo che a Macerata ha sostituito un terzino con una mezzapunta, una mossa rivelatasi coraggiosa e vincente?), sta mostrando un’intelligenza non comune sia nel gestire la squadra che nei rapporti con il presidente e la stampa. Una costante maturità che già meriterebbe categorie superiori a quella attuale.
Teniamoceli entrambi stretti: con loro può ripartire una storia che ebbe inizio il decimo giorno del mese di giugno nel 1956. Anche in quel primo torneo di serie C vinto alla grande, la Samb non aveva acquistato giocatori costosi ma carichi di entusiasmo e voglia di correre senza risparmiarsi. Toccatevi ma a me sembra una strada giusta che nel tempo darà frutti rigogliosi.
C’è anche da dire che, se le cose si mettessero subito bene, Franco Fedeli e il suo entourage non si farebbero pregare per qualche ritocco necessario alla causa.

Lo avesse fatto la società rossoblu nel 1986-87 oggi la Samb potrebbe vantare almeno un campionato di serie A.

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