SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla presenza degli studenti delle scuole superiori della città, delle autorità civili e militari, di profughi fiumani e giuliano – dalmati e dei loro discendenti, in sala Consiliare si è tenuta questa mattina, mercoledì 10 febbraio, la cerimonia commemorativa del “Giorno del Ricordo”, una delle ricorrenze che l’Amministrazione comunale celebra per tenere viva la memoria di quei fatti storici che hanno anche cambiato anche la storia della nostra città.

Nell’introduzione l’assessore all’integrazione Luca Spadoni ha spiegato la lettura che l’Amministrazione ha voluto dare alla commemorazione di quest’anno: “Invitando a parlare i profughi di allora e chi si occupa dei profughi di oggi abbiamo voluto trasmettere il messaggio che, dinanzi al dolore di chi viene strappato dalla propria terra, non ci sono motivazioni che possono fare la differenza”. Nel saluto il sindaco Giovanni Gaspari ha ricordato che dal 2007 l’Amministrazione comunale organizza una cerimonia offrendo agli studenti un momento di riflessione sulle vicende storiche del secolo scorso. “La storia va letta nella sua interezza, tutti i periodi debbono essere raccontati. Incontri come quello di oggi vogliono essere momenti che non facciano perdere la memoria di eventi che hanno cambiato la vita di tanti nostri concittadini. Grazie – ha concluso il Sindaco – a coloro che, allora come ora, offrono ospitalità ai profughi contribuendo a costruire una società sambenedettese più tollerante e accogliente”.

Dopo la visione del video “Una città cosmopolita” curato da Filippo Ieranò e dal regista Giordano Viozzi, gentilmente concesso dall’Associazione “Casa della Memoria” di Servigliano che racconta la vita che si svolgeva nel centro di raccolta profughi della cittadina del fermano, le signore Laura Camaioni, figlia di profughi, e Fiorenza Angelucci, essa stessa profuga, hanno raccontato le loro storie di vita.

Con l’ausilio di alcune immagini, la signora Camaioni ha ripercorso il lungo esodo degli italiani dalla Dalmazia negli anni del regime di Tito e si è soffermata sul tributo di vite della città di Zara dove viveva la sua famiglia. “I miei genitori fuggirono da Zara e arrivarono a San Benedetto – ha spiegato Camaioni – mio padre Giovanni qui fondò l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Comitato Provinciale di Ascoli Piceno per aiutare tutti quei profughi che arrivavano nel Piceno facendo da tramite con la Prefettura di Ascoli Piceno affinché potessero trovare una casa e un lavoro”. Tutti i documenti relativi alla presenza di profughi nel Piceno sono oggi conservati in un fondo presso l’Archivio Storico Comunale.

La signora Angelucci invece ha raccontato delle foibe e del suo dramma personale. “In un clima di insicurezza era difficile per gli italiani rimanere nei luoghi di guerra – ha raccontato – mio padre voleva andare in Australia, ma non sapevamo l’inglese. Ci consigliarono di restare in Italia e fummo destinati al campo profughi di Salerno. Una zia di Grottammare manifestò la volontà di ospitarci ed evitammo il campo. Con difficoltà riuscimmo a superare il distacco da parenti, affetti e cose, ma con forza e pazienza riuscimmo a costruire la nostra vita anche grazie al signor Giovanni Camaioni, persona molto generosa che ci aiutò nel difficile compito dell’integrazione e non ci abbandonò mai”.

Si è poi passati alle riflessioni sui profughi di oggi. Paolo Bernabucci, presidente del G.U.S. (Gruppo Umana Solidarietà), ha sottolineato che, come altre associazioni che si occupano di accoglienza, il GUS ha iniziato la sua attività proprio nei territori dell’ex Jugoslavia nei primi anni ’90. “Dalla nostra regione – ha ricordato Bernabucci – partivano ogni settimana TIR carichi di beni di prima necessità per Mostar e Sarajevo, territori martoriati dalla guerra civile e dalla pulizia etnica. Oggi assistiamo invece a flussi di profughi che arrivano sulle nostre coste. Sono uomini e donne costretti a scappare dai loro territori per sopravvivere, spinti dall’istinto di sopravvivenza. Spesso in televisione e sui giornali si parla di loro in maniera impropria. Sono persone con le proprie storie che hanno bisogno di essere aiutate. Per fortuna – ha terminato Bernabucci – le Istituzioni come la Prefettura assicurano il coordinamento nella gestione dei flussi e nel rispetto dei doveri di accoglienza”.

La cerimonia si è conclusa con la consegna di una pergamena ai profughi e ai discendenti dei profughi residenti a San Benedetto del Tronto.

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