SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non sarà un’avventura. Lo promette Gian Mario Spacca al gruppo consiliare di Forza Italia: “Costruirò un progetto anche a San Benedetto per le amministrative del 2016”. Che tradotto vuol dire che Marche 2020 appoggerà alla luce del sole la candidatura di Pasqualino Piunti.

Proprio Piunti è l’uomo più atteso alla conferenza stampa di sabato. Dopo i malumori, gli imbarazzi e le recenti interviste. Tesi che ribadisce, rispolverando il machiavellismo di un’alleanza strategica e funzionale alla vittoria: “Il centrodestra ha tolto al centrosinistra il governatore uscente, purtroppo però noi abbiamo perso Lega e Fratelli d’Italia, nostri alleati da sempre. Spacca ci ha incontrato, abbiamo parlato delle criticità incontrate in questi dieci anni: turismo, porto, sanità, gas. Abbiamo ottenuto garanzie su questi temi. Noi non dimentichiamo le critiche fatte”.

SPACCA: “INGROMBRANTI PER IL PD” “Non rinnego niente del passato – afferma il governatore – il Pd purtroppo ha cambiato pelle. Pensano di fare un’Opa sulla Regione. Nelle loro intenzioni non c’è più una governance, bensì il comando. Da modello plurale si è passato a modello singolare. Vogliamo diventare un’alternanza possibile al Pd. Ceriscioli è una bravissima persona, ma si scrive Ceriscioli e si legge Matteo Ricci. Dietro alla faccia pulita si nasconde il lupo. Il loro piano è Pesaro-centrista. Marche 2020 nacque tre anni fa per confrontarsi coi territori. Sono state realizzate tredici convention. Il programma ha interessato le migliori intelligenze, l’abbiamo sottoposto al Pd e non l’ha voluto. Non hanno detto di no a me, ma all’intero progetto. Evidentemente era ingombrante. Le Marche non producono più reddito, va rilanciata la crescita”.

Il 31 maggio, nel listino azzurro non ci saranno candidati sambendettesi da votare. Lo strano matrimonio con l’ex rivale continua a lasciare perplessi. Eppure la strategia adottata sia da Spacca che da Forza Italia appare inattaccabile: rivendicare i meriti, scaricare le colpe.

ACCUSE A GASPARI E PD Il Partito Democratico e Giovanni Gaspari sono paradossalmente il fulcro del patto. Al primo viene rinfacciata l’invadenza su determinati capitoli (“La crisi economica delle Marche è stata generata dalle scelte del Pd che ha gestito settori come bilancio e sanità”, accusa Remigio Ceroni), mentre al sindaco di San Benedetto l’incapacità di cogliere i frutti del buon lavoro della giunta regionale.

“Volevamo capire meglio i motivi di certe decisioni – confessa il capogruppo consiliare Gabrielli – evidentemente sono dipese dall’incapacità di Gaspari che spesso ha millantato delle capacità senza metterle in pratica. Sul turismo, Spacca ha offerto delle chance al sindaco non colte. Quando facemmo le nostre osservazioni avevano un loro senso, le ribadiamo. Adesso guardiamo al domani, ci batteremo per non essere più penalizzati, possiamo sviluppare un progetto con un mondo a noi affine, considerato l’allontanamento dalla sinistra”.

“HO FATTO TANTO PER SAN BENEDETTO” Considerato lontano dalla realtà picena, il presidente uscente ricorda come a San Benedetto siano arrivati il Ministro del Turismo della Federazione Russa e il Ministro all’Economia degli Emirati Arabi: “Forse vi è sfuggito pure il Master per il Turismo organizzato qui da voi. Non era mai accaduto prima”. La chiusura è sul pronostico: “Sarà un testa a testa. Loro hanno la coalizione più forte, noi il candidato migliore”.

INCONTRO SULLA BOLKESTEIN Nel tardo pomeriggio Spacca ha infine incontrato gli operatori balneari sull’annosa questione relativa alla Bolkestein. “La nostra proposta prevede di affrontare la questione della direttiva attraverso un percorso che individui un doppio regime per il rilascio e il rinnovo delle concessioni balneari. Il primo è di tipo ‘premiale’ per le concessioni in essere, attuando una proroga di lungo periodo per tali attività. In questo modo si scongiura la dispersione del patrimonio delle imprese balneari, spesso familiari, degli investimenti fatti con grandi sacrifici dagli operatori in tutti questi anni, dei livelli occupazionali. Il secondo tiene conto dei tanti chilometri di costa non soggetti a concessioni e dunque da assegnare: le Marche hanno proposto al Governo che questo avvenga attraverso criteri di evidenza pubblica e gare per la maggioranza delle superfici demaniali ancora disponibili. Per agevolare e velocizzare tale percorso, la Regione ha già effettuato la rilevazione delle aree non utilizzate. In questo modo ha fornito dati e informazioni utili al Governo per inoltrare alla Commissione europea una documentazione chiara e convincente per una definitiva soluzione della questione, come avvenuto in Spagna e Portogallo, che hanno ottenuto pesanti deroghe. Affinché il nostro progetto possa avere forza in Europa è tuttavia necessario che il Governo si impegni davvero in una strategia univoca e determinata. Purtroppo nulla è stato fatto in questi anni, neanche durante il semestre italiano di presidenza della Ue quando la posizione di forza dell’Italia in Europa avrebbe potuto imprimere una svolta decisiva a questa vicenda”.

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