MARTINSICURO – Venerdì 7 novembre, alle ore 21, nella sala consiliare del Comune di Martinsicuro, verrà inaugurata la collana d’arte Fili d’erba diretta dal critico Alessandra Angelucci per la Di Felice Edizioni. Una collana che pone particolare attenzione a quell’aspetto che spesso, nel mondo dell’arte, passa in secondo piano rispetto all’opera d’arte stessa: la voce di chi crea, di chi in un gesto ha immortalato un’esistenza.

L’evento, organizzato dall’Associazione “Progetto Comune” con il patrocinio del Comune di Martinsicuro, vedrà per l’occasione la presentazione del primo volume in collana: Un africano caduto dal cielo dell’artista di origine egiziana Fathi Hassan, che opera in campo internazionale.

La forza segnica – che per anni ha caratterizzato le opere dell’artista rendendo omaggio alla tradizione orale nubiana – ora si fa parola e diventa contenitore di memoria per chi ha conosciuto “l’età dei figli smarriti” e la forza del deserto. Il libro – composto dalle sezioni Pensiero disordinato, Sintesi, Deserto, Odore, Fatma, Armonia, Epilogo – raccoglie le riflessioni di Hassan scritte in lingua italiana, con traduzione in lingua inglese curata da Morag McCarron. La prefazione è firmata da Katia Migliori e suggerisce l’idea di un “libro senza pagine”, un libro che offre un corpo di “pensieri-sogni”.

Venerdì 7 novembre, durante l’incontro, saranno presenti l’autore del volume Fathi Hassan, la professoressa Katia Migliori, il direttore di collana Alessandra Angelucci e l’editore Valeria Di Felice. Per l’occasione verrà proiettato il video promozionale della collana, realizzato dal collettivo artistico “St.Ill” con la partecipazione della performer Maria Rodi.

Fathi Hassan nasce da famiglia nubiana. Il padre Hassan è sudanese, sua madre Fatma originaria di Toshka (Kom Ombo – Alto Egitto). Una grande inondazione trasforma interamente lo stile di vita familiare ed è grazie all’intervento dell’UNESCO che le zone distrutte vengono in parte risanate.
È la tradizione matriarcale di questa zona la fonte dalla quale si sviluppa la mentalità artistica di Fathi (Akkij).
Il Cairo è il luogo dove vivono la sua famiglia e i nonni: da proprietari terrieri benestanti diventano semplici lavoratori.
Una borsa di studio nel 1979 è l’occasione per accedere all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 1988 è il primo artista africano presente alla sezione “Aperto 88”, Biennale di Venezia. È presente nella collezione del Metropolitan Museum of Art “Heilbrunn Timeline”.
Il lavoro di Fathi Hassan vive dentro un pensiero di “pittura-scrittura”: il pensiero nubiano orale si conserva e si tramanda nei suoi “contenitori di memoria”. Il deserto, il bianco e il silenzio divengono simboli e tracce dei suoi avi e della loro spiritualità. Nascono così opere come “contenitori” di memoria, sogni, luce, Angelo, Safir, Africa, e ancora una serie di lavori dedicati alle figure di santi, guerrieri neri, Madonne, foglie, mappe del mondo sacro.
Collabora con Benciv Art Gallery realizzando mostre in Italia e all’estero dal 2000.
Nel gennaio 2002 viene chiamato allo Smithsonian National Museum of African Art, Washington D.C., per un’installazione di scrittura murale all’interno del Museo, grazie all’interessamento di Mary Angela Scroth di Sala 1 (Roma) che lo segnala anche alla biennale di Dakar e alla Biennale Arte Sacra di Teramo.
Nel dicembre 2008 a Villa Pisani (Stra) Venezia è presente con un’antologica che racchiude vari momenti del percorso artistico.
Realizza scrittura e mostre nei musei di Beirut Center, Bluecoat (Liverpool) dal titolo “Arabicity”.
Una sua Personale dal titolo “Haram Aleikum”, curata da Rose Issa Projects, è presente presso il Leighton House Museum.
Le sue opere sono nella collezione permanente del Victoria & Albert Museum e il British Museum di Londra e nel Museo Nazionale di Arte Africana Smithsonian, Washington D.C., Farjam collections.
Attualmente lavora con “Rose Issa Projects” di Londra e vive tra le Marche, Londra ed Edimburgo.

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