Abbiamo incontrato per questa intervista esclusiva l’attore e scrittore Juan Odierno.
Perché il titolo Jack km 0?
“Jack km 0 nasce dal gesto simbolico di azzerare il contachilometri. Jack, il camionista, parte da una città del Nord per arrivare al Sud e quel viaggio rappresenta un attraversamento esistenziale. Quando il contachilometri segna km 0, non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova vita.”
Perché hai scelto un camion e la strada come ambientazione principale?
“La strada è un luogo sospeso, lontano dalle regole quotidiane. Il camion diventa uno spazio intimo, una casa in movimento, dove due uomini possono abbassare le difese e lasciarsi attraversare dall’incontro, dal desiderio e dalla verità.”
Il libro racconta una storia d’amore tra due uomini. Era una scelta necessaria?
“Sì. Non volevo raccontare un amore “a tema”, ma un amore autentico. Il fatto che siano due uomini non è una dichiarazione ideologica, ma una condizione naturale della storia. L’amore, quando arriva, non chiede permesso e poi in parte era la mia storia.”
Per uno dei due personaggi l’amore coincide con la scoperta dell’omosessualità. Perché?
“Perché a volte ci scopriamo solo attraverso l’altro. In Jack km 0 il desiderio non nasce da un’identità definita, ma da un’esperienza fisica ed emotiva che costringe a guardarsi senza filtri.”
Questo è un amore intenso ma incompiuto. È meno vero per questo?
“No. A volte gli amori più brevi sono quelli che lasciano il segno più profondo. L’incompiutezza rende questo amore assoluto, perché resta sospeso in ciò che avrebbe potuto essere.”
La morte di uno dei protagonisti interrompe il viaggio e la relazione. Cosa resta a chi sopravvive?
“Resta la memoria, ma soprattutto resta il cambiamento. Anche se l’amore finisce, ciò che ha trasformato non scompare. Chi resta non torna indietro: porta dentro di sé quel km 0 come una nuova consapevolezza.”
Jack km 0 parla più di amore o di rinascita?
“Parla di entrambe le cose. Per Jack e Leopoldo l’amore è il mezzo attraverso cui possono rinascere. Non esiste ripartenza senza attraversare l’altro, senza esporsi fino in fondo.”
Quanto è stato difficile scrivere una storia così emotivamente esposta?
“È stato difficile e necessario. Scrivere Jack km 0 ha significato accettare la vulnerabilità. Credo che solo così una storia possa arrivare davvero al lettore, senza protezioni. Io ci ho rimesso pezzi di me sia durante che tutto quello dopo. Ma sono contento di averlo fatto e vissuto.”
Perché hai scelto di destinare l’intero ricavato del libro in beneficenza?
“Perché Jack km 0 nasce da un’idea di responsabilità e di ripartenza. Racconta amore, perdita e trasformazione, e mi sembrava giusto che questa storia avesse anche un valore concreto. Trasformare il ricavato in beneficenza significa far continuare il viaggio oltre le pagine.
Jack km 0 è una storia di strada, di amore e di rinascita.
Un viaggio che si interrompe, ma che lascia un segno profondo.
Perché anche quando tutto finisce, può sempre esistere un nuovo km zero”

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