Dal numero 1005 di Riviera Oggi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Sono curioso di sapere se esiste al mondo un caso analogo al mio, devo documentarmi”. Alfiero Caposciutti sorride mentre mi rilascia quest’affermazione. Naturalmente si rivolge al fatto se un portiere professionista sia diventato poi in poco tempo un centravanti. Un buon centravanti come lo fu il toscano Alfiero, classe 1941. Ma anche un buonissimo estremo difensore. La carriera calcistica lo vide emergere nella Fiorentina come portiere. La sua storia poi cambiò.

“A Lucca, con la Lucchese, giocai per divertimento come attaccante e segnai molti goal, tanto che quando tornai a Firenze annunciai il cambio di ruolo. Mi risero in faccia e mi presero poco sul serio”. La svolta e l’amore per San Benedetto arrivarono quando a Montevarchi, paese d’origine di Caposciutti, si presentò Mario Ghinazzi (ex rossoblu) che convinse la Sambenedettese a fare un provino per il portiere-attaccante.

“La cosa singolare del provino, che è consistito in una partita giocata in Abruzzo, è che ai dirigenti della Samb fu tenuta nascosta fino all’ultimo la mia identità. Loro, un po’ perplessi accettarono questa imposizione. A fine partita, dove feci alcuni goal, fu detto loro che io ero Caposciutti. E loro pensarono che fossi il fratello del portiere…quando vennero a sapere che ero invece proprio io, estremo difensore, fecero una faccia molto stupita. A San Benedetto fu sparsa la voce di questa insolita cosa che fu presa con molta ironia, simpatia e ilarità. Fui comunque preso perché l’ingegner Gaetani mi vedeva di buon occhio e poi pensava che in fin dei conti se la mia avventura da goleador fosse finita, mi avrebbe potuto rivendere a qualche squadra come portiere”.

E fu singolare anche il giorno del debutto al Ballarin contro l’Avellino. “Era la prima partita come allenatore di Alberto Eliani ed io, prima del suo avvento, ero stato considerato titolare dal predecessore. Pensai, con il suo approdo, che il mio sogno fosse già finito. Invece Eliani, grandissimo uomo cui devo molto, mi confermò dandomi fiducia e vincemmo quella partita 2 a 0 con un mio assist e goal. Fu davvero molto gratificante. Tutto ciò in dieci giorni. I dieci giorni più belli della mia vita”.

E da lì, infatti, nacque la carriera di Alfiero Caposciutti attaccante sambenedettese che realizzò reti anche importanti. Unica nota spiacevole della carriera del toscano fu, inevitabilmente, lo scontro di gioco con il portiere Roberto Strulli dell’Ascoli, durante il derby Samb-Ascoli del 1965 disputatosi al Ballarin. In quel fortuito scontro perse la vita Roberto Strulli e per Caposciutti fu un dolore immenso. Un dolore fortunatamente alleviato immediatamente dai famigliari dello stesso portiere ascolano che non lo ritennero mai responsabile di ciò che accadde. Non pensarono mai alle malignità che circolavano. “Fu un’emozione grande incontrare i famigliari di Roberto Strulli e sentirmi dire queste cose. Fui sollevato”.

A fine stagione la Samb decise di vendere l’attaccante toscano al Messina di fronte a un’offerta di 25 milioni. “Pensare che i rossoblù mi comprarono dalla Fiorentina con solo un milione!” afferma divertito lo stesso Caposciutti. L’amore per la città non è mai tramontato tanto che in Riviera è nato proprio un altro importantissimo amore per Alfiero. “Decisi di rimanere in città dopo aver conosciuto una ragazza (Perlita Colli) che poi sarebbe diventata mia moglie. A San Benedetto devo anche questo”.

Insieme alla moglie, Alfiero Caposciutti ha intrapreso, dopo aver smesso con il calcio, un altro tipo di attività. “Dal 1973 abbiamo cominciato a lavorare nel campo dell’abbigliamento con l’apertura del negozio Colli. Quest’anno, a 41 anni dall’apertura, abbiamo realizzato una nuova boutique al centro che unisce abbigliamento Uomo e Donna. Siamo molto contenti e, nonostante gli alti e bassi come in tutte le cose, siamo determinati nel fare il nostro lavoro”.

In conclusione Alfiero Caposciutti ha voluto dire la sua sull’inizio della Sambenedettese nel campionato di Serie D. “Si è cominciati con il piede giusto, anche se la qualità del gioco può e deve essere migliore. Ho comunque fiducia nell’allenatore Mosconi e nel presidente Moneti, li considero buoni competenti del gioco del calcio. La squadra è buona e ha bisogno solo di trovare l’amalgama giusta. Il pubblico poi è sempre l’arma in più. Come ai miei tempi al Ballarin”.

Già il Ballarin. Caposciutti ci regala un suo pensiero inerente al famoso impianto storico. “Se la Sambenedettese avesse ancora un campo come il Ballarin vincerebbe, secondo me, ogni partita. Il tifo era indiavolato e ti dava la carica in più. L’arbitro era intimorito e non si permetteva peccati di personalità. Anche al Riviera delle Palme il pubblico è ben presente, soprattutto quando si hanno i risultati, fondamentali nel gioco. Però che tristezza vedere limitata l’agibilità e la capienza degli spettatori.

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