SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tanto aspro e duro in campo, quando aperto e disponibile fuori. Pierluigi Borghetti probabilmente conosce Machiavelli, e ha fatto sua la figura del centauro. A seconda delle situazioni, uomo e “animale”, istintivo e riflessivo, difensore e (quando serve) goleador. Che si tratti della difesa rossoblu, e non di un principato, poco importa: Borghetti è la perfetta metafora dell’uomo di comando machiavellico.

Prima domanda, quella che vogliono sapere i tifosi più ansiosi: quando torni?

“Purtroppo i tempi sono quelli, alla fine bisogna rimanere almeno 30 giorni. Ne sono passati 16, a oggi, mancano due settimane; per ora ho tolto il gesso, e almeno posso allenarmi con un tutore – sperando di tornare a giocare appena finito il decorso. Potrei anche provare, ma ho dei fili all’interno della mano e giocare prima di averli tolti sarebbe molto rischioso: dovrò aspettare altre tre partite, e bisognerà valutare il momento in cui mi toglieranno i fili. Se tutto va bene tornerò a disposizione subito dopo”

Celano è un campo un po’ sfortunato. La sai la storia della bottiglia di borghetti in campo?

“Sì, me l’hanno detta nei giorni precedenti. Effettivamente non abbiamo molta fortuna, lì. A livello di risultato, almeno, è andata bene. Purtroppo è successa questa cosa, mi sa che dovrò fare un viaggio a Loreto, perché il modo in cui mi sono fatto male è sciocco”

Ci spieghi la dinamica?

“Ho fatto un intervento in scivolata, appoggiando la mano destra. L’indice è rimasto puntato a terra e si è rotto il metacarpo; la caduta sembrava inoffensiva, ma ho sentito subito un dolore fortissimo: non riuscivo a stare in campo. Pensavo di tornare presto, ma quando vengono inseriti “attrezzi” dentro alla mano i tempi sono tassativi. Fortunatamente il direttore è riuscito a farmi fare l’operazione in maniera rapida, e già mi sono tolto il gesso, per allenarmi meglio. Per quando avrò recuperato conto di farmi trovare in buona condizione”

Mosconi te l’ha già detto che gli manchi?

(Ride, ndr) “No, dai, al mister mancano tutti. La mia assenza gli dispiace, come quelle di Viti e Botticini. Per il mister siamo tutti importanti e sarebbe importante averci tutti, anche perché dietro non ha mai potuto mettere la stessa formazione per due-tre partite di fila”

Quest’anno, sia con te che senza, sembrano esserci alcuni problemi in fase difensiva. Come te lo spieghi?

“Qualche difficoltà ce l’abbiamo, e la difficoltà di mettere un quartetto fisso (come ho detto) pesa, ma non è una scusante. Commettiamo troppe ingenuità, e ogni volta che sbagliamo veniamo puniti. È anche fisiologico, all’inizio, perché siamo una squadra votata all’attacco. Bisogna lavorare per migliorare di giorno in giorno gli automatismi. Con un po’ di lavoro la difesa tornerà il nostro punto di forza”

L’anno scorso è cambiata la coppia di centrali e siete migliorati tantissimo, dietro. Bisogna cambiare qualcosa anche quest’anno?

“Io penso che a livello di organico ci siamo, sia numericamente che a livello tecnico, dato che siamo tutti ottimi giocatori. Con la rosa al completo possiamo fare un buonissimo campionato già con questi elementi. Se la società vuole intervenire per aggiungere qualcosa, ben vengo, ma con questi giocatori possiamo crescere tantissimo”

Come ti trovi coi tuoi nuovi compagni di reparto?

“Va bene. Mi trovo bene con tutti i miei compagni: Vallorani è un ragazzo che sta crescendo tanto, e – personalmente – a destra mi trovo bene sia con Botticini che con Viti (che c’era già lo scorso anno. Dietro con Pepe l’intesa funziona, ci troviamo bene: lui è un po’ più fisico, ma è anche bravo a gestire il pallone. Io sono un po’ più rapido, ci integriamo bene”

Senza te dietro sembra mancare un giocatore rapido, dato che Viti e Fapperdue hanno un passo simile a Pepe. Forse vi manca un’alternativa con le tue caratteristiche.

“Non saprei dire. Siamo tutti giocatori un po’ diversi, tra noi, pur essendo tutti marcatori. Penso che nell’emergenza, comunque, Viti è quello che si può avvicinare di più a me, in quanto a passo. Contro la Civitanovese, centrale, stava giocando benissimo. Peccato per l’espulsione ingiusta. Dietro può anche adattarsi Baldinini, che da terzino ha fatto molto bene. Secondo me siamo ben coperti, ma – ripeto – se la società vuole intervenire meglio per tutti”

Forse la cosa che più vi manca è un giocatore come Amaranti, a sinistra. Uno che sapeva difendere bene e dava un ottimo apporto anche nella costruzione del gioco.

“L’anno scorso è un discorso a parte; Amaranti è un giocatore straordinario, di esperienza, che ha fatto un’annata straordinaria, ma Vallorani sta facendo molto bene: si applica tantissimo, ma essendo giovane è normale che debba crescere. Ha iniziato molto bene, più in fretta crescerà più guadagno ne avrà la squadra. Sono situazioni diverse, purtroppo c’è questa regola sugli under che condiziona le nostre scelte. Non ne voglio parlare ulteriormente, perché queste cose già si sanno”

La scorsa settimana Tozzi Borsoi ha detto che questa regola fa più danni che altro, per i giovani. Ragazzi che giocano per forza fino ai 22 anni e a 23 sono già vecchi.

“Sono d’accordo con Romano: se uno merita gioca, adesso come dieci anni fa; se uno non è bravo gioca quest’anno e poi non gioca più. Fortunatamente il direttore Arcipreti è stato bravissimo a scegliere i giovani giusti, ragazzi che hanno qualità. Ti parla una persona che in campo pretende tanto, dai compagni, e sono sincero. Sono bravi, ma penso sia doveroso aiutarli in ogni aspetto, perché è bene crescano in fretta”

A proposito di Arcipreti, vi hanno sorpreso gli arrivi di Napolano e Carteri? Entrambi a sorpresa, soprattutto il secondo.

“Stiamo parlando di giocatori che hanno fatto benissimo a San Benedetto, e che si sono inseriti benissimo nel gruppo. Due ragazzi splendidi sotto profilo umano, che possono dare una grandissima mano: sono stati i benvenuti, naturalmente. Giordano è arrivato prima e si è sbloccato sin da subito, Davide è grandissimo giocatore e presto diventerà decisivo. Chiunque venga per aiutarci è benvoluto”

Quando si parla di difesa si pensa troppo spesso ai 4 difensori, e non alla fase difensiva di tutti i giocatori in campo. Forse bisogna migliorare più come blocco che come reparto. Penso al centrocampo, dove ci sono giocatori più offensivi rispetto allo scorso anno.

“È vero. La difesa è sempre presa di mira, anche se – quando si prendono troppi gol – bisogna vedere tutta la squadra, trovare una quadratura in ogni parte del campo. Possiamo migliorare sotto tutti i punti di vista, secondo me la squadra è ancora al 40% di quello che può esprimere.

Per quanto riguarda il discorso del centrocampo, può darsi sia così. In mezzo abbiamo molti giocatori votati all’attacco, e lo stesso Filippo (Baldinini, ndr) è uno che attacca molto (come dimostrano i tanti gol che ha segnato lo scorso anno). Il vero Alessandro (Borgese, ndr) può fare differenza, come gli altri centrocampisti. Ci mancano un po’ le distanze e stiamo lavorando in quel senso. Se riusciamo a dare quel qualcosa in più possiamo arrivare ai nostri standard.

Ripeto, secondo me ci stiamo esprimendo al 40%; nonostante questo portiamo a casa risultati positivi, a parte domenica scorsa – col portiere che ha fatto miracoli -, e Celano – dove però abbiamo rimontato. Bisogna continuare a lavorare, crescere, e – nel frattempo – portare più punti possibile a casa. Con questa squadra, con questi valori, credo che sarà un crescendo continuo”

L’anno scorso i problemi venivano dalle palle inattive, mentre quest’anno sembrano più generalizzati. Vi sentite indietro, rispetto allo scorso anno?

“Secondo me siamo messi meglio, ma è difficile dirlo. Questa è una categoria diversa, e – quest’anno in particolare – stiamo giocando un campionato molto difficile. Con la riforma dei campionati sono scesi giocatori di categoria superiore, e personalmente credo ci siano squadre, in questa serie D, che potrebbero giocare tranquillamente in Lega Pro. Mano a mano che la categoria sale il margine d’errore diminuisce, quest’anno facciamo due errori e prendiamo gol, quando l’anno scorso facevamo tre errori e venivamo graziati”

Quali sono le squadre che temi di più?

“Temere, non temo nessuno: noi siamo la Samb, sono loro che devono temere noi. Detto questo, la Maceratese è stata costruita molto bene e sta facendo ottimi risultati, rischiando poco dietro; il Campobasso ha grosse qualità, e tutto per fare bene; lo stesso Fano ha giocatori importanti, tipo Sevilla – sempre decisivo. Metterei queste tre squadre, tra le più accreditate. Ma non abbiamo paura di nessuna delle tre.

Non so se siano meglio loro o noi, a livello di organico. Posso dire che noi siamo squadra con valori importanti, che crede nel lavoro del mister. Sappiamo quel che possiamo dare, e abbiamo giocatori d’esperienza tra i migliori di questa categoria (e delle superiori)”

Di recente hai avuto l’opportunità di indossare la fascia della Samb. Ci racconti le tue sensazioni?

“È stato qualcosa di stupendo. Non lo nascondo, ero emozionato; mettere la fascia per una squadra come la Samb è un sogno che hanno tutti, peccato non averla rimessa la domenica successiva per colpa dell’infortunio”

Dopo lo scorso anno sei diventato il beniamino del pubblico rossoblu. Una tifoseria che dà tantissimo, ma chiede altrettanto. Senti la responsabilità – meglio, la pressione – di dover far bene?

“Non mi sento un beniamino, semplicemente sono uno che dà sempre il massimo. Fa parte del mio gioco, e sono contento di farlo per questi colori, che – secondo me – sono impossibili da non amare.

Credo che i giovani sentano un po’ la pressione. Io sin da giovane vedevo tutto questo dal lato positivo, mi stimolava più stare in squadre esigenti rispetto a situazioni “comode” ma fredde. Ho sempre preferito andare in piazze dove c’era contestazione ogni domenica che in uno stadio vuoto. Se c’è la tifoseria ti responsabilizzi, giochi per le persone che vengono allo stadio. La passione dei sambenedettesi per me è stimolante, i giovani devono imparare a prendere tutto questo come uno stimolo per fare meglio, perché devono far meglio”

Come squadra, invece? Quali sono le cose da migliorare?

“Sono tante, soprattutto a livello di gol subiti. Una squadra che vuole vincere il campionato non può subire così tanto, dobbiamo migliorare questo aspetto. Davanti concretizziamo molto, ma dobbiamo lavorare bene anche in fase difensiva, perché – come detto prima – coinvolge tutti. È giusto andare all’attacco, ma bisogna lottare anche senza palla. Inoltre bisogna migliorare approccio nei primi 45’, per dare continuità a quello che facciamo nei secondi tempi”

State lavorando su qualcosa in particolare, in allenamento?

“Il mister sta lavorando come sempre, cura tutti i reparti con molta attenzione. Prepariamo bene la fase difensiva, lavoriamo sulle seconde palle, facciamo partitelle a pressione. Cerchiamo di migliorare sia la quantità che la qualità del nostro gioco, con situazioni tattiche che aiutano a farci crescere sotto tutti i profili”

Come detto, mancherai ancora un altro po’. Ti fidi dei tuoi compagni?

“Certo che mi fido, mi fido ciecamente di tutti, dai più giovani ai più esperti. Ormai conosco tutti da almeno 2-3 mesi, so che giocatori sono; c’è massima fiducia, da parte mia, ma anche tra di noi. E sentiamo tutti la fiducia dell’allenatore, dei presidenti, e della dirigenza. C’è grande unità d’intenti, è la nostra forza”

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