SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’erano circa 200 persone a protestare contro lo smantellamento della Sanità picena, a partire dall’ospedale di San Benedetto, il Madonna del Soccorso. Dipendenti, cittadini, e pochi rappresentanti della politica. Forse, data la contingenza, ci si dovrebbe aspettare una richiesta forte e decisa da parte di tutta la cittadinanza. Intransigente, diremmo. Così, invece, seppur ficcante, si rischia di creare movimenti che lottano per difendere e non per attaccare.

Lo dimostra una frase del sindacalista Roberto Fioravanti della Cgil: “Nelle altre zone delle Marche ci sono ospedali ancora da 50 posti letto e reparti di pediatria con 30 nascite all’anno: ebbene, se ci deve essere la riorganizzazione del settore sanitario per colpa della crisi, che la si faccia per tutti, non penalizzando solo il Piceno”. Crisi, riorganizzazione, austerità sì ma per tutti: niente, il vocabolario del contrattacco non c’è, si è convinti che “qualcuno debba pagare”, e la lotta la si fa un po’ alla leghisti: paghiamo tutti per pagare meno. Ma paghiamo.

Le parole migliori, alla fine, sono proprio dei dipendenti e dei cittadini, ai quali dedichiamo il nostro video: tuttavia, il resto della città sembra dormiente, forse stordita. La casa crolla ma il letto resta in piedi, e allora si crede che nulla sia cambiato, e si dorme.

Resta comunque forte la contestazione verso la Regione Marche con il presidente Spacca e gli assessori Canzian e Mezzolani oggetto di invettive nei cori e nei manifesti. E si apre un altro aspetto: di fronte ad una iniziativa organizzata da Cgil, Cisl, Federazione Sindacati Indipendenti e NurSind, il Partito Democratico, al governo da Strasburgo a San Benedetto e quasi tutto il Piceno, è praticamente assente. Gioca il fatto che a nessuno piace essere preso a pallettate, ma al di là della presenza del consigliere provinciale Paolo D’Erasmo, dell’ex sindaco di Grottammare Luigi Merli e di qualche esponente “extra-consiliare” sambenedettese (il giovane Gianluca Pompei) non vi è traccia dei rappresentanti locali. Unico comune della Riviera delle Palme presente con un proprio rappresentante istituzionale è Grottammare, dove manca il sindaco, “impegnato”, ma è presente l’assessore Lorenzo Rossi (Rifondazione Comunista).

Non spicca neppure il centrodestra, che si affida alla presenza dell’unica fascia tricolore presente, Tiziana Pallottini, sindaco di Carassai. Ai margini esponenti del Movimento Cinque Stelle, tra cui il consigliere comunale Giovanni Marucci (l’unico di tutto il consiglio comunale cittadino comunque a manifestare la propria solidarietà: “I guai della sanità nascono dalla sua aziendalizzazione”), oltre che di Sel (Giorgio Mancini) e Rifondazione Comunista (Daniele Primavera e Gabriele Marcozzi).

Si registra allora una rabbia figlia di cattivi rapporti con Spacca (“Il 29 aprile ci ha cacciato, il 15 maggio ci vuole ascoltare ma noi pretendiamo che ci riceva nei suoi uffici ad Ancona” spiega Francesco Donati della Cisl) ma che rischia di non ottenere quanto richiesto. Perché, da quel che si vede, San Benedetto, dopo aver fatto la voce grossa due anni fa, adesso è immemore di cotanto sforzo. Mentre tutto va a rotoli. Ma chi se ne frega, signor Spacca?

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