MARTINSICURO – Bruciata la foto di Antonio Di Meo e gettati a terra i fiori posti sul suo sacrario. A fare la terribile scoperta a Villa Rosa di Martinsicuro è stata la madre del giovane, Lucia Di Virgilio, durante la consueta visita sul luogo dove Antonio era stato ucciso a pugni nell’agosto del 2009 da una gang di rom minorenni.

“E’ stato tremendo – ha affermato la madre di Antonio – un dolore mai sopito che si è rinfiammato”. E’ stata la stessa donna a risistemare il sacrario del giovane, sostituendo la foto e ponendo nuovi fiori sul piccolo altare. Un gesto vile che non può non lasciare il segno.

“Sono senza parole – ha affermato il sindaco di Martinsicuro, Paolo Camaioni – il livello delinquenziale della società in cui viviamo sta raggiungendo livelli impensabili. Mi stringo al dolore della famiglia di Antonio De Meo”.

Il giovane marchigiano, nell’agosto del 2009 faceva il cameriere in un hotel di Villa Rosa e, finito il suo turno, vide la sua bici in mano ad un gruppo di ragazzini rom. Ne chiese la restituzione ma fu aggredito a calci e pugni fino a perdere la vita. I tre aggressori, all’epoca dei fatti avevano uno 15, uno 17 e l’altro  13 anni. I due rom più grandi erano stati condannati a 8 anni ed un mese ciascuno di reclusione.

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