MARTINSICURO – Minacciato di morte da un uomo in cerca di un alloggio pubblico per la propria famiglia. E’ un episodio decisamente spiacevole quello capitato giovedì scorso all’assessore al sociale Giulio Eleuteri, trovatosi a dirimere la controversa situazione di una famiglia napoletana che ha occupato abusivamente un alloggio Ater.

L’appartamento, situato in via Como, nel quartiere Anfiteatro, giovedì mattina è stato liberato dagli inquilini e, dopo qualche ora all’ufficio dei servizi sociali si è presentato un napoletano di 43 anni residente da tempo a Martinsicuro, chiedendo l’appartamento per la sua famiglia. L’uomo, che viveva in una casa in via Salinello ma aveva un’ingiunzione di sfratto per il 19 agosto, aveva fretta di trovare un’altra sistemazione. Inutili le rassicurazioni degli impiegati e dell’assessore Eleuteri, che lo hanno invitato ad attendere ancora qualche giorno per la soluzione del problema, già noto ai Servizi Sociali. L’uomo ha dato in escandescenze, minacciato di morte Eleuteri e nel pomeriggio, insieme alla moglie si è recato nell’appartamento forzando l’ingresso e prendendone possesso. Pare che durante le operazioni di occupazione del nuovo alloggio l’uomo abbia minacciato con veemenza anche i vicini di casa.

In serata sono stati chiamati i carabinieri di Martinsicuro che hanno effettuato i rilievi del caso e provveduto a denunciare l’uomo per occupazione abusiva di edificio pubblico e minaccia a pubblico ufficiale.  Per ora la famiglia, con 8 figli al seguito, è rimasta nell’alloggio, seppure l’abitazione abbia tutte le utenze chiuse (acqua, luce, gas, ecc).

Gli uffici comunali hanno provveduto a denunciare l’occupazione abusiva all’Ater e da lunedì il Comune valuterà le azioni più idonee da intraprendere.

“L’amministrazione è partecipe dei problemi che affliggono le famiglie indigenti, per le quali la casa è una delle prime preoccupazioni – ha affermato Eleuteri – ma la prepotenza non è un metodo per affrontare le difficoltà, né per risolverle. Siamo pronti ad aiutare chi ha bisogno, ma nel rispetto delle regole e della correttezza”.

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