SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nuova tensione tra il sindaco Gaspari e Giovanni Stroppa. Il primo cittadino non ha lesinato critiche al direttore sanitario dell’Area Vasta 5, reo di non rispettare la tabella di marcia promessa tempo fa.

L’attuazione del Piano industriale per l’Area Vasta 5 è in ritardo – ammonisce l’amministratore sambenedettese – le azioni timide portate avanti da parte di chi deve adottare delle scelte rischiano di non essere incisive”.

Il confronto tra i due avverrà il prossimo 9 maggio a Grottammare, in occasione della prossima Conferenza dei Sindaci, di cui Gaspari è presidente. Tra i punti all’ordine del giorno la verifica appunto del Piano industriale targato Stroppa, i fitti passivi e l’audizione del presidente regionale delle case di cura private Antonio Romani, visto che le cliniche private hanno subito un taglio dell’8%.

Le sforbiciate della Regione non convincono. “Ci sono venti strutture nelle Marche che devono essere riconvertite. Si sta discutendo ancora di come e quando. Paghiamo lo scotto, nonostante abbiamo tagliato prima degli altri. Redigerò un libro bianco, appunterò tutti gli sprechi della sanità e degli enti che non hanno nulla a che vedere con la politica, che tuttavia non riscontrano denunce ed indignazioni”.

Poche ore prima la Cisl Funzione Pubblica lanciava un grido di dolore: “La situazione nell’Area Vasta 5 è sempre più drammatica. Nella riunione del 17 aprile la parte sindacale non ha potuto che prendere atto dell’inconsistenza dell’azione della Direzione, che in quasi due anni ha portato all’esasperazione gli operatori non riuscendo ad affrontare e quindi risolvere alcuno dei problemi che affliggono la sanità picena e rendono impossibile poter prestare dignitosamente l’assistenza ai pazienti”.

Moltissimi altri sarebbero i motivi di tensione con Stroppa: “la mancata copertura di tantissimi posti vacanti in dotazione organica che stanno mettendo in ginocchio i reparti, l’insicurezza sui rinnovi dei tempi determinati che graveranno sulle ferie estive, l’assurda rotazione dei Dirigenti, la mancata soluzione al problema del Cup e delle sedi periferiche di prenotazione, l’incapacità di mantenere ogni tipo d’impegno e regola pattuita, l’accettazione di forme di mediazione al ribasso che mettono a rischio la salute e la vita dei pazienti”.

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