SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sembrava dovesse succedere di tutto, ma alla fine è andato tutto secondo copione. San Cesareo e Samb (prima e seconda della classe) vincono contro l’ultima e la terzultima del girone, ma – se il finale è stato quello pronosticato – la trama è stata tutto fuorché lineare. Dal gol a freddo del San Nicolò a quello segnato in extremis dal San Cesareo, per i rossoblu si è passati dalla rabbia, all’euforia, alla frustrazione.

Il San Nicolò (in palla dopo la vittoria nel recupero) aveva negli occhi vittoria di Termoli e nel cuore la voglia d’impresa, la Samb (di ritorno dalle vacanze) tutto da perdere – faccia, punti, sicurezza – e poco da guadagnare, vista la partita (apparentemente) facile che aspettava il San Cesareo. Dopo 11′ minuti di nulla atavico (soprattutto in fase offensiva), gli incubi della vigilia assumono la forma di Gabrieli, che al secondo tentativo (ci aveva già provato pochi minuti prima in girata) mette dentro la punizione di Petronio, palesando ancora una volta i problemi della fase difensiva su calcio piazzato.

Palladini, in conferenza stampa, ha spiegato che Traini era stato trattenuto, ma il fatto rimane. La Samb ha subito tanti, troppi, gol su calcio piazzato. Il problema non è l’altezza o l’errore del singolo, ma l’intero reparto – che oggi, nonostante l’avvertimento di pochi minuti prima, si è fatto trovare ancora una volta immobile.

Svegliata dalla testata di un difensore biancazzurro tutt’altro che principesco la Samb – che fino a quel momento aveva giocato la parte della bella addormentata – si sveglia, e torna subito a ringhiare. A mettere le cose a posto ci pensa il solito Napolano, che alla prima azione utile guadagna e realizza la punizione del pareggio. Un gol forse fortunato (la palla è stata deviata), e sicuramente utile, in quanto a tempismo: l’uno a uno scaccia subito le paure e la Samb inizia ad azzannare la partita con un piglio tutto diverso.

I rossoblu iniziano a spingere, e mentre Napolano continua a far ingiallire gli avversari (saranno tre le ammonizioni provocate), Traini e Carpani iniziano ad inserirsi con regolarità, mandando in porta Pazzi (fermato dalla risposta di Merletti) e Shiba (anticipato da Fruci). Proprio sul corner successivo i rossoblu completano la rimonta con il gran colpo di testa di Traini, che sul cross di Scartozzi svetta su tutti e mette alle spalle del portiere.

Siamo al 23′ e la Samb, dopo aver rivoltato la gara in pochi minuti, è padrona del campo: gli uomini di Palladini giocano bene, dimostrandosi una squadra collaudata e – cosa più importante – piena di risorse. I rossoblu vanno vicini al terzo gol in tutti i modi: Napolano ha un’occasione sul cross di Camilli, Aquino su un lancio lungo tenuto vivo da Shiba, Carminucci su una triangolazione in piena area.

Gli unici pericoli vengono su una sciagurata sgroppata offensiva di Ianni al 44′ (con Camilli che spazza via) e sulla punizione/cross di Petronio (bloccata da Barbetta).

Le notizie che giungono dagli altri campi, che certificano il vantaggio del Città di Marino sul San Cesareo, danno nuova vitalità ai rossoblu, che dopo aver sfiorato il gol con Shiba raggiungono il 3 a 1 con Carpani (che dovrà perlomeno un caffè a Traini, autore di un ottimo assist).

Da lì in poi la partita praticamente finisce: la Samb non lascia nessuno spazio al San Nicolò, che rimane in dieci e – a parte l’occasione capitata a Chicco sull’errore di Aquino – spara a salve, dando l’impressione di non volerle prendere, più che recuperare.

La partita finisce in festa, con tifosi e giocatori ancora fiduciosi nelle voci che volevano il San Cesareo prima sconfitto e poi fermo sul pari. Ma stavolta la fiaba non è a lieto fine: neanche il tempo di uscire dallo stadio e si apprende della vittoria della capolista, l’ennesima, in extremis. Alla fine è successo di tutto, ma non è cambiato niente. La Samb continua a giganteggiare, moderno Achille, ma insegue sempre la tartaruga San Cesareo, che più rallenta e più resta inesorabilmente lontano.

L’importante, per i rossoblu, è non perdersi d’animo: bisogna continuare la corsa sui piedi veloci di Napolano e compagni, senza mai fermarsi. Sperando che quel tallone d’Achille (i calci piazzati) non resti scoperto troppo a lungo.

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