SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione”

Francesco Anzivino ricorda (con le parole dell’autore ndr), che proprio l’ultima “sacra rappresentazione” ha visto Pier Paolo Pasolini officiante nello stadio di San Benedetto il 14 settembre 1975.

Una parentesi pasoliniana si è tenuta il 17 novembre scorso alla Pietraia dei Poeti, quando il maestro Marcello Sgattoni ha presentato la sua ultima opera dedicata al grande intellettuale italiano, ricordando il loro incontro.

Per celebrare i 90 anni dalla sua nascita, Anzivino in collaborazione con Enrico Corinti, ha presentato il reading “NovantaPa’” in onore della grande passione di Pasolini, il calcio.

“Di quello che successe al Ballarin quel giorno non c’è molta memoria- spiega Anzivino- L’incontro tra la Nazionale Attori e Cantanti e le vecchie glorie della Samb tra cui Serafino Traini, e Marcello Flammini primo, Silvio Santi, Filippo Traini, Enzo Ferretti e Dante detto il Dio-Madonna, fu organizzato da Alberto Perozzi al quale la Riviera della Palme deve molto. Pasolini manifestò subito il suo amore  per il borgo marinaro di San Benedetto ma già all’epoca criticava la cementificazione continua che stava subendo città. Alla fine della partita gli fu consegnato, proprio da Perozzi, un libro dialettale”.

Un ultima curiosità: per alcuni, compresa Laura Betti, l’ultima partita giocata da Pasolini fu il 16 marzo del 75 tra la troupe di “Salò o le 120 giornate di Sodoma” e quella di “Novecento” di Bertolucci, ma fu proprio il 14 settembre giorno in cui venne anche stroncato sull’Espresso per gli Scritti Corsari (la raccolta dei suoi lavori per il Corriere della Sera dal 73 al 75) che Pasolini giocò nel tempio del tifo rosso blu, all’epoca il Ballarin,  la sua ultima partita.

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