GROTTAMMARE – Si è recentemente concluso, dopo tre anni di incessante lavoro, l’impegnativo restauro dello storico edificio meglio conosciuto come Palazzo Fenili, fiore all’occhiello del patrimonio architettonico-artistico grottammarese, situato lungo la Via Cavallotti e a ridosso della Strada Statale 16 Adriatica nel tessuto urbano di impianto ottocentesco del Comune. L’intervento, reso possibile grazie al rilevante impegno profuso dalla società sambenedettese Soledil s.p.a. guidata dall’imprenditore Raniero Iacoponi, e rispettoso dei dettami che un tale vincolo di tutela impone, ha mirato ad un restauro complessivo dell’edificio e della sua pertinenza esterna, puntando alla valorizzazione di tutti gli elementi architettonici ed artistici conservati ed aventi un valore storico, eliminando tutte quelle condizioni di degrado statico e materico che ne minacciavano la rovina definitiva.

Grazie a ciò, l’intervento è già stato pubblicato nel numero di ottobre 2012 del mensile tecnico Ioarch Costruzioni e Impianti, numero presentato nell’ambito del convegno “Fare architettura in Italia. le Marche. paesaggio, citta’, luoghi del lavoro”, svoltosi al recente Made Expo di FieraMilano.

I lavori, progettati e diretti dall’architetto Moreno Farina, hanno confermato la destinazione d’uso esistente, riorganizzando gli interni ottenendo così comode e prestigiose residenze da collocare sul mercato immobiliare, e allo stesso tempo preservando i caratteri peculiari dell’edificio.

La prima fase dell’intervento ha mirato al consolidamento dei settori che presentavano cedimenti strutturali significativi (soprattutto lungo il prospetto ovest), con tecnologie mirate e soprattutto invisibili. Le volte che caratterizzano gli spazi interni, i cui decori a tempera  manifestavano macchie dovute ad umidità e lesioni diffuse, sono state tutte restaurate. Si è inoltre proceduto allo smantellamento graduale del sistema di copertura, che ha consentito la sostituzione degli elementi lignei profondamente deteriorati e non recuperabili e il consolidamento della muratura di supporto, oltre all’aggiunta dell’isolamento e alla revisione  del manto di copertura originario recuperato. Le pavimentazioni storiche in cotto del secondo piano e dei pianerottoli del corpo scala, che presentavano processi di decoesione tra gli elementi e macchie diffuse, sono stati conservati e restaurati.

Le facciate sono state tratte rimuovendo le malte a base cementizia, tamponando piccole aperture posticce e ricostituendo nuove superfici di intonaco a base di calce in aggiunta a quelle in cui l’intonaco originario si presentava integro; sono poi stati curati il colore delle pareti, le modanature e le finiture. Riguardo al colore sono stati effettuati sondaggi che hanno consentito la scoperta degli strati di colore originario, seguiti da  studi analitici, per stabilire il trattamento cromatico degli ambienti comuni interni, in particolare dell’androne e del corpo scala che , in completo stato di degrado, si presentavano temperati di un colore bianco modesto ed impersonale.

Un’aggiunta progettuale importante e allo stesso tempo rispettosa del valore della preesistenza è costituita dall’ascensore esterno in ferro e vetro posto all’interno del cortile, sul prospetto ovest del fabbricato; la decisione di collocarlo all’esterno, ad una distanza di rispetto dalla facciata a cui si collega per mezzo di passerelle chiuse e completamente vetrate, ha permesso di tutelare l’integrità dei solai interni e dello scalone, quest’ultimo caratterizzato da pedate rivestite di un’antica pietra di colore nero.

Preziosi punti di riferimento, durante tutta la durata dei complessi lavori, sono stati la Soprintendenza per i Beni Architettonici delle Marche, con sede ad Ancona, e la Soprintendenza per i Beni Storico Artistici ed Etnografici delle Marche, con sede a Urbino, per i quali si esprime un sentito ringraziamento.

 

 

 

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