SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Roma ai piedi di San Benedetto. No, non stiamo delirando, ma soltanto giocando con le parole. Sono stati presentati al pubblico i risultati degli scavi archeologici che hanno interessato, negli ultimi mesi, il Paese Alto di San Benedetto, e dai quali sono stati rinvenuti anche molti reperti risalenti ad epoca romana, databili fra la prima metà del I secolo Avanti Cristo e la prima metà del I secolo dopo Cristo.

“Questa piccola, preziosa novità è già patrimonio di tutta la città, vista l’ampia presenza di cittadini curiosi di conoscere i tesori del Paese Alto. Gli ultimi ritrovamenti potrebbero cambiare la storia di San Benedetto”: ha esordito così l’assessore alla Cultura Margherita Sorge di fronte alle oltre 150 persone presenti all’incontro di presentazione degli scavi archeologici tenutosi nel pomeriggio di mercoledì 26 ottobre nella sala della Poesia di Palazzo Piacentini.

Per oltre due ore Nora Lucentini della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Ancona, coadiuvata da , archeologi della ditta Archeologic s.n.c. che sta effettuando gli scavi, ha illustrato le ultime scoperte emerse dal sottosuolo di via Voltattorni, via Rossini e Piazza Sacconi.

“Da sempre le origini di San Benedetto vengono fatte risalire al XII secolo, quando il Vescovo di Fermo donò dei terreni attorno ad una pieve per far edificare un castello ai signorotti locali – ha affermato Lucentini – queste scoperte vengono confermate dalla cinta muraria che circonda il Paese Alto. Eppure i dati raccolti in cantiere, incrociati alle ricerche d’archivio e alle fonti orali, ci fanno presupporre che il primo impianto murario possa risalire all’epoca romana”.

Oltre a 32 scheletri che testimoniano la presenza di un cimitero di epoca medievale nei pressi della chiesa di San Benedetto Martire, sono state rinvenute:
– una struttura che potrebbe rivelare la presenza di un circuito murario difensivo precedente rispetto a quello tuttora visibile;
– lungo via Rossini una vasca rivestita di cocciopesto, decorata esternamente con dell’intonaco colorato, successivamente riutilizzata per seppellire due morti;
– un lacerto di un angolo di muro di un edificio con affreschi parietali di colore rosso tipici della fase decorativa romana risalente all’età neroniana o flavia.

Ma i rinvenimenti più interessanti, tornati alla luce nello scavo compreso tra la ex scuola Castello e Piazza Sacconi, sono una vasca di epoca romana, un mosaico di tessere bianche con cornici nere proprio sotto le fondazioni delle case medievali, pavimenti romani che sembrano utilizzati anche dalle abitazioni moderne, oltre a numeroso materiale organico come gusci di ostriche e il rinvenimento, tre giorni fa, di alcune anfore, forse 6 contenitori per il trasporto di olio e una “fistula”, ovvero un condotto per l’apporto di acqua all’interno delle domus romane.

Durante l’incontro, al quale è intervenuto anche l’assessore provinciale alla cultura Andrea Antonini, l’assessore Sorge ha assicurato: “E’ in animo dell’Amministrazione comunale di lasciare in vista alla città questo sito archeologico adiacente all’ex scuola Castello e dunque di non ricoprirlo. Nei prossimi mesi studieremo una soluzione con gli Uffici”.

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