SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Ci consideriamo alternativi alla destra e alla sinistra”, affermava l’Api nemmeno tre mesi fa. Eppure qualcosa nel frattempo deve essere cambiato, visto che nella mattinata di sabato il partito di Francesco Rutelli ha siglato ufficialmente l’accordo con la coalizione guidata da Giovanni Gaspari.

“Un ingresso che costituisce un valore aggiunto”, dichiara il segretario provinciale del Pd, Antimo Di Francesco. “Alleanza per l’Italia è una forza efficientista, riformatrice e moderna. Siamo certi che assieme potremo creare una serie di azioni utili per la crescita del territorio”.

Gli ex-centristi, che proporranno una lista autonoma, appaiono entusiasti della scelta, tanto da ricoprire di elogi il sindaco uscente: “Gaspari è l’uomo che serve a questa città”, asserisce il coordinatore provinciale Gian Filippo Fortuna (i suoi modi di approccio con la stampa sono molto discutibili anche se restano affari suoi. Ndd), seguito da quello regionale, Raffaele Delle Fave: “Ho seguito le vostre vicende politiche e ho condiviso l’operato della maggioranza che ha dato lustro e visibilità alle Marche. Si deve completare un ciclo, che non può durare cinque anni; ne servono almeno dieci”. L’esatto opposto di ciò che, sempre a gennaio, Simeone Zappasodi – leader del Delfino, movimento collegato all’Api – disse del primo cittadino, ritenuto colpevole di non aver mai risposto negli ultimi anni ad oltre sessanta lettere nelle quali venivano denunciati i problemi di San Benedetto. “Furono lettere di stimolo – tuona Zappasodi – le critiche sono normali quando sono costruttive. Non ho nulla contro l’amministrazione comunale”. Da marpione della prima repubblica che portò l’Italia a tangentopoli, Simeone Zappasodi, ha trovato le parole giuste per “rinnegare” il recente passato. Da rivelare però che l’ex fornaio rappresenta soltanto una piccola frange del partito di Rutelli.

“E’ vero, volevamo costruire un nuovo Polo”, precisa ancora Delle Fave (Api). “Abbiamo discusso, tentando di basarci su quello che accadeva a livello nazionale. Ma non potevamo sposare un progetto assolutamente personalistico; a Roma è stato costituito il Polo della Nazione, non il Polo di Ciccanti”.

Il lungo corteggiamento del Pd, coltivato sottotraccia per diverse settimane, ha dunque ottenuto i suoi frutti: “Se lavoreremo bene vinceremo al primo turno. Siamo sicuri che troveremo le convergenze programmatiche sui contenuti”.

Gaspari per adesso se la ride ed incassa l’ulteriore allargamento della propria squadra, già rinforzata dalla recente riappacificazione con Sinistra Ecologia e Libertà: “Noto che noi continuiamo ad aumentare il numero dei partiti che ci sostengono, mentre nei manifesti di Gabrielli questi vanno gradualmente a scomparire”. E a chi aveva osato sottolineare le recenti contraddizioni in casa Api, il numero uno di Viale de Gasperi replica con una evitabile battuta: “Per quale ragione non dovrebbero stare dalla nostra parte?” Un po’ banale. Poi prosegue: “Sembra quasi di leggere in voi (la stampa Ndd) del dispiacere per questa alleanza, successe la medesima cosa con Sel. Però tranquilli: se vincerò sarò il sindaco anche dei dispiaciuti”. Doppiamente banale e da vecchia nomenclatura quest’ultimo riferimento che, per quel che ci riguarda, non ha  il minimo fondamento. Fino a prova contraria o a spiegazione pubblica più esauriente.

Molto più concrete e sensate le parole di Antimo Di Francesco che ha fatto riferimento esclusivamente ad un valore aggiunto, seppur per ora soltanto sulla carta.

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