SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’sms che spiazza tutti lo manda Amedeo Ciccanti ed arriva durante la conferenza stampa congiunta indetta da Alleanza per l’Italia, il Delfino e la lista civica San Benedetto per San Benedetto. Un messaggio in cui il deputato ascolano annuncia per sabato sera al Calabresi l’incontro con i rappresentanti locali dell’Italia dei Valori. Un fulmine a ciel sereno, per nulla gradito (presumibilmente neanche a Gaspari).

“Ciccanti discute con i dipietristi, mentre a noi dell’Api deve ancora convocarci”, dichiara stizzito il coordinatore regionale dei rutelliani, Raffaele Delle Fave. “Non è nostra intenzione sposare le ammucchiate, ci interessano solamente i punti programmatici. Che modo di politica di fare è questo? Vuole che si firmi un patto prima di discutere di idee per la città. Cosa ci chiede di firmare? Non si sottoscrivono intese sul niente”.

Esternazioni forti che complicano di fatto il desiderio originario di confluenza nel cosiddetto Polo del Buongoverno, come prevedrebbe l’attuale quadro a livello nazionale: “Vorremmo avviare un percorso assieme a Fli e Udc anche in ambito comunale”, prosegue Delle Fave. “San Benedetto è una realtà importante delle Marche. Attueremo costanti colloqui con la popolazione, ci consideriamo alternativi al centrodestra e al centrosinistra”.

Linea sposata pure dal presidente del Delfino, Simeone Zappasodi, che ne approfitta per denunciare come da Gaspari non siano arrivate risposte su temi importanti affrontati in oltre sessanta lettere scritte al sindaco negli ultimi anni. Eppure, nonostante tutto, non esclude l’ipotesi di una convergenza col Partito Democratico: “Discuteremo e presenteremo i nostri progetti. Qualora ci fosse sintonia per quale motivo non dovremmo tenerne conto?”.

Ma su quali pilastri poggerebbe la proposta di Api&Co? Innanzitutto su un Piano Regolatore Generale intercomunale ed un turismo più accogliente mediante il miglioramento della viabilità ed il restyling del lungomare nord. Senza dimenticare la continuazione della pista ciclabile sino all’altezza del Ponte Rotto, lo studio per la copertura dell’alveo del torrente Albula e l’utilizzo della proprietà Rambelli come indicato nel testamento.

Propositi nemmeno troppo distanti da quelli lanciati da Gabrielli e dal Popolo della Libertà a cui questo quarto polo (presentato all’hotel Arlecchino oltre ai già citati da Gian Filippo Fortuna, Atilio Zumpano, Michele Grassi, Francesco Cardarelli, Ettore Galli) potrebbe in futuro strizzare l’occhio. Perché ufficialmente le porte non si chiudono a nessuno.

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