SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Convalidato l’arresto di un giovane tunisino accusato di non aver rispettato il decreto d’espulsione dal territorio italiano. Era uscito di carcere il 13 gennaio e undici giorni dopo è stato costretto a farci rientro sino alla convalida. A marzo dovrà difendere le proprie posizioni anticipate il 25 gennaio: «Mi hanno detto che in Tunisia c’era la guerra e non ho trovato il biglietto per ritornare a casa».

Nonostante le “teorie” del giovane imputato, il caso riapre una questione che l’avvocato Giovanni Marziali aveva presentato solo cinque giorni prima alla corte del Tribunale di San Benedetto, rivendicando il presunto contrasto tra l’attuale Testo Unico dell’immigrazione 268/98 e le variazioni “non applicate” della Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio Europeo (in vigore dal dicembre 2010).

Quali sono i dubbi e le incompatibilità con il Testo Unico dell’immigrazione italiano e quali gli effetti di questo nuovo ammodernamento legislativo?

Il Testo Unico dell’immigrazione prevede, come modalità ordinaria di espulsione, l’accompagnamento coatto alla frontiera, mentre la direttiva Europea al contrario dispone che la regola sia il rimpatrio volontario con termini compresi tra sette e trenta giorni per lasciare il territorio nazionale.
In casi di impossibilità di eseguire l’accompagnamento coatto, il Testo Unico prevede il trattenimento del soggetto presso i centri di accoglienza, mentre la Direttiva Ue impone misure meno dannose alla libertà personale.

Il T.U., in casi di impossibilità del trattenimento presso i centri di accoglienza, prevede come ultima eccezione la notifica dell’ordine di allontanamento entro cinque giorni, che se violato, comporta reato e pene detentive fino ad un massimo di 5 anni.  Mentre la direttiva europea stabilisce solo in casi estremi, la detenzione amministrativa per un periodo massimo di 18 mesi.

Che gli stranieri irregolari avevano vita dura nel nostro paese lo si sapeva da tempo. Ce ne aveva parlato anche l’avvocato Umberto Gramenzi il sei maggio del 2010: «Diciamo che i clandestini scontano la loro condanna amaramente. Diciamo pure che la legge viene rispettata fino in fondo ma è altresì vero che, apparentemente sembra difficile risolvere il problema con questo sistema. […] Non è possibile che si venga condannati per lo stesso reato, o meglio per lo stesso provvedimento al quale il questore ha cambiato di volta in volta solo la data. Quel clandestino ha già scontato la pena».

Da quell’intervista sono cambiati i metodi ma gli obiettivi sono sempre gli stessi: un approccio coerente, chiaro, trasparente ed equo, in materia di migrazione, asilo e rimpatrio. Quest’ultimo, basato su norme che rispettano il diritto fondamentale di dignità di ogni cittadino irregolare.

Sono poche le variazioni e molti i contrasti che con tutta probabilità stravolgeranno un intero sistema. Sistema che fino ad oggi aveva ostacolato la clandestinità a colpi di processi e carcerazioni, con costi sicuramente non irrisori e qualche riserva sul reale raggiungimento dell’obiettivo: il rimpatrio.

Rimaniamo a disposizione per repliche o correzioni riguardanti il caso.

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