SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Convalidato l’arresto del giovane clandestino proveniente dal Senegal e fermato dai Carabinieri di San Benedetto lo scorso 17 gennaio. Le ragioni descritte nel capo d’imputazione riguardano il mancato rispetto del decreto d’espulsione dal territorio italiano. L’imputato è stato liberato dopo la convalida e attenderà il giudizio con rito abbreviato previsto per il 21 giugno.
Per l’avvocato difensore, la contestazione risulterebbe incompatibile alle attuali Direttive Comunitarie che lo Stato italiano è tenuto a rispettare dal dicembre scorso. Direttive che secondo il legale escluderebbero l’arresto per il reato di inosservanza del decreto d’espulsione.

M.N.M. di nazionalità senegalese è un uomo di giovane età che gravita nel Piceno da oltre due anni. Non lavora ma sopravvive grazie all’aiuto di qualche connazionale e alla Caritas.
M.N.M. non è un delinquente ma un clandestino, e per questo è stato condotto davanti la corte del Tribunale di San Benedetto del Tronto con l’accusa di mancato rispetto del decreto di espulsione.

Per il legale del giovane africano esisterebbero due ragioni per le quali l’imputato non dovrebbe incorrere nel fermo: la reale impossibilità di abbandonare il territorio italiano (che dovrà essere dimostrata in sede di processo) e l’incompatibilità tra l’obbligo conferito all’imputato e le direttive Europee in merito.

Nello specifico l’avvocato Giovanni Marziali, sostiene che l’Unione Europea avrebbe stabilito che per tali reati non esisterebbe più l’arresto e la detenzione. Ad avvalorare le sue tesi, le richieste di archiviazione per casi analoghi provenienti da diversi tribunali d’Italia che hanno accolto la nuova direttiva Europea come da prassi.

Per ora il giovane è ritornato in libertà nonostante la convalida del fermo. Si attenderà il processo con rito abbreviato e condizionato per comprendere le eventuali conclusioni della corte.

Solo alcuni mesi fa la nostra redazione ha cercato di illustrare il mondo della clandestinità dal punto di vista giuridico grazie all’aiuto dell’avvocato Umberto Gramenzi che ai tempi ci ricordava: «Il clandestino sarà condotto nelle aule penali dove verrà condannato se riscontrato il presupposto. Una “bastonata” perché le pene vengono seriamente applicate e il clandestino sconta in carcere il reato contestato».

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