SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Caro Babbo Natale…”: quest’anno uno dei regali desiderati dagli italiani e che tanto dibattito ha generato nel corso degli ultimi tempi, è stato finalmente nascosto sotto l’albero. Quasi non ce ne eravamo accorti ma, tra le pieghe del cosiddetto Decreto Milleproroghe, approvato dal Consiglio dei ministri il 22 dicembre, appare una norma che va ad abrogare alcune parti dell’articolo 7 del Decreto legge Pisanu (convertito poi nella legge n. 155 del 2005).

Precisamente scompaiono l’obbligo di identificazione degli utenti attraverso il documento di identità e l’obbligo di conservazione dei dati di navigazione. Viene contemporaneamente prorogata a tutto il 2011 la disposizione in materia di richiesta di licenza solo per gli operatori che fanno della fornitura di accesso ad Internet la propria attività principale. Sarebbero quindi esclusi da tale previsione bar, alberghi, ristoranti ecc.

Gli annunci fatti lo scorso 5 novembre dal capo del Viminale Roberto Maroni, e dei quali abbiamo dato conto in un precedente articolo, sono stati in qualche modo disattesi. Vediamo perché.

Maroni disse: “Vogliamo contemperare l’esigenza di libera diffusione di Internet con quella della sicurezza e dell’antiterrorismo”. Preoccupato, anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso aveva ricordato come terroristi, pedofili e mafiosi avrebbero potuto avere mani libere e mimetizzarsi tra gli utenti onesti. Oggi dunque i timori per la sicurezza del Paese scatenati dalla affrettata corsa all’antiterrorismo e che dal 2005 al 2010 hanno condizionato le decisioni dei politici inducendoli a prorogare anno dopo anno il decreto, sembrerebbero svaniti.

La problematica connessa alla necessità di identificare in qualche modo l’utenza rimane. È impensabile richiedere al navigatore prima di ogni sessione il documento di identità cartaceo, farne una fotocopia e conservarla per un anno (questa è la norma che cesserà al 31 dicembre 2010). D’altronde non sembrerebbe neanche possibile far connettere ad Internet chiunque, da postazioni di accesso pubblico, senza possibilità di risalire all’identità del navigatore.

Nel 2007, una nota del Ministero dell’Interno (che riportiamo in allegato a questo articolo) aveva già chiarito come fosse possibile utilizzare l’identificazione indiretta, cioè avvalersi delle schede dei telefoni cellulari (Sim/Usim) oppure delle carte di credito oppure ancora di smart card. Molti progetti, nel corso degli ultimi anni, hanno utilizzato con successo tale tecnologia riuscendo da una parte ad ottemperare alla legge, dall’altra rendendo snello l’accesso pubblico alla Rete. Primo fra tutti il progetto europeo Eduroam per l’accesso pubblico nel mondo degli enti di ricerca, quello italiano di Romawireless e, più vicino a noi, il sistema Aliseo.

Tanta confusione si è generata sul tema, probabilmente per l’ignoranza sulle tecnologie oggi a disposizione e quindi disegni di legge da ogni parte sono stati presentati in Parlamento per regolamentare la faccenda che, in sé e per sé, sarebbe semplice da risolvere da un punto di vista prettamente tecnico se non ci si mettessero di mezzo i condizionamenti della politica fatti, a volte, di irrazionalità per pubblici proclami. Lo si vedrà quando il Decreto Milleproroghe dovrà essere convertito in legge dal Parlamento della Repubblica, entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

Quello che a mio modesto parere si rischia di provocare con la totale abolizione della identificazione dei navigatori in luoghi pubblici è una sorta di vuoto legislativo nella materia. Una lacuna che potrebbe condurre ad alcuni gravi abusi del servizio da parte di pochi malintenzionati ma che, ciononostante, potrebbero compromettere i diritti di molti.

In sintesi: semplifichiamo, ok, ma non diamoci la zappa sui piedi.

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