GROTTAMMARE – il “sentimento forte dell’antico” ma in un artista moderno: sono le Archeopatie di Gianni Ottaviani che, dopo diversi anni, torna ad esporre a Grottammare, direttamente dal Complesso del Vittoriano di Roma.

Archeopatie II, questo il titolo della mostra – che riporta un termine coniato  direttamente da Ottaviani – verrà inaugurata sabato 31 luglio alle 18 nelle sale del Museo dell’Illustrazione Comica, e potrà essere visitata fino al 5 settembre.

«Le Archeopatie – spiega Ottaviani- sono come uno scavare nella memoria, documentare, ricostruire e riappropriarsi, quasi una  ” archeologia dell’io”, come l’avrebbe potuta definire Freud. Allo stesso modo, tentare di ricostruire integramente il nostro percorso è a volte impossibile, a causa della dispersione  di elementi qualificanti e l’avanzato stato di corrosione mentale prodotto dagli eventi del vissuto».

Le opere divengono così un “ricordo”, a simboleggiare la complessità e la globalità della vita. E proprio il ricordo è anche protagonista grazie alla possibilità per i visitatori di riportare a casa un pezzo di vissuto di ottaviani: un vero e proprio pezzo di vissuto dell’artista, da cercare a scelta nella grande scatola della vita.

In mostra sarà esposta anche  la monumentale opera di 7 metri per 1 e mezzo, realizzata da Ottaviani negli anni  2005-2006, dedicata al Cavallo. L’opera  è composta da 17 pannelli e 150 formelle su cui sono raffigurati, con una tecnica propria della documentazione archeologica, cavalli così come sono stati rappresentati dalla preistoria ad oggi  nei    libri,  nelle opere d’arte,  nella pubblicità  e che l’artista ha  trovato e continua a trovare con una ricerca quasi archeologica, applicando poi le sue ricerche in quest’opera in continuo divenire.

«Il passato e il presente – spiega l’archeologo Ermanno Arslan –  si manifestano con la stessa forza simbolica, si confondono, convivono, sono complementari, in un percorso creativo che è sempre stato coerente: lo possiamo leggere come un accumulo di memorie, “materiali” e simboliche, raccolte nel passato e nel presente. Ma sempre frammentarie e frammentate, tradotte infine in accumuli di cocci. Lo stesso è per Ottaviani, che insiste sulla incompletezza e sulla frammentazione, riconoscendo come utopica e impossibile la completezza ».

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