MARTINSICURO – All’indomani delle mareggiate che hanno imperversato sulle coste marchigiane e abruzzesi, anche a Martinsicuro lo scenario che appare sulle spiagge è identico a quello di molti altri Comuni: desolante.

Soprattutto a Martinsicuro nord, dove la furia del mare si è particolarmente abbattuta, l’arenile si è trasformato in un cantiere brulicante, con bagnini, titolari di chalet, operai che armati di pale, secchi e carriole, lavorano per sistemare la spiaggia devastata. Raccolgono i detriti lasciati dalle correnti, sistemano gli ombrelloni tolti in via precauzionale prima dei temporali o raccattano quelli rovinati dalla furia del vento. Ruspe e trattori intanto riportano la sabbia laddove più manca.

«La mareggiata della scorsa notte è stata di una violenza inaudita – ha affermato il titolare dello chalet Eden Gala – per fortuna che avevo ritirato prima gli ombrelloni dalla spiaggia, altrimenti i danni sarebbero stati ingenti». Ma se sulla spiaggia si notano qua e là i resti di ombrelloni ed attrezzature da mare lasciati in buone condizioni sull’arenile in una giornata di sole e restituiti rotti o sciupati dalla nottata di maltempo, quello che spicca in maniera lampante è quella spiaggia da poco “ricostruita” e che ora non c’è quasi più.

Sono in molti a riferire che il mare in tempesta si sarebbe portato via, in molti tratti della zona nord di Martinsicuro, almeno sei o sette metri di spiaggia. Centinaia di metri cubi di sabbia riportata artificialmente, giorni e giorni di lavoro per sistemarla, centinaia di migliaia di euro spesi, in gran parte letteralmente buttati a mare.

Perché se l’erosione costiera non è solo un problema di Martinsicuro ma un po’ di tutti i Comuni costieri abruzzesi e marchigiani, se è un fenomeno che si ripropone incisivo e puntuale ogni anno praticamente da sempre (o meglio da quando si è sviluppato il turismo balneare), se ad ogni stagione le amministrazioni si affannano a chiedere fondi alla Regione per il ripascimento morbido e gli operatori turistici si disperano per la spiaggia che si assottiglia e il numero di ombrelloni che si riduce, ad oggi praticamente poco o nulla è stato fatto per pianificare interventi definitivi che possano arginare il fenomeno. Perché un “intervento tampone” così come è definito il ripascimento morbido per il suo carattere di provvisorietà, applicato di stagione in stagione per risolvere in tutta fretta le emergenze a ridosso dell’estate, rischia di diventare alla fine un “intervento definitivo” se puntualmente riproposto ogni anno.

Occorrerebbe invece una sinergia tra i vari Comuni, per pianificare con la Regione progetti e finanziamenti mirati per la protezione e la salvaguardia della costa. Pensare insomma ad interventi antierosione duraturi nel tempo, certamente di più complessa esecuzione sotto il profilo tecnico ed economico, ma di indubbia efficacia per la risoluzione del problema.

Tra i balneatori di Martinsicuro stamattina si respirava più che altro un’aria di rassegnazione: «Con il ripascimento morbido basta una mareggiata e la spiaggia è di nuovo punto e a capo. Per gli interventi più complessi invece al solito il Comune dice che non ci sono soldi. E così ad ogni stagione siamo noi a farne le spese».

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