SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è appena concluso il 2009, un anno purtroppo drammatico per le vicende del calcio sambenedettese. Lo ripercorriamo con due articoli: nel primo, spazio alla lunga telenovela della Samb dei Tormenti, un film, come noto, non a lieto fine. Poi, nel secondo, la rinascita della Samb – pur tra mille difficoltà – grazie all’altro protagonista, stavolta positivo, dell’anno: Sergio Spina.
GENNAIO
Il pessimo andamento della Samb di Piccioni (alla quarta sconfitta consecutiva) e l’ingaggio del nuovo ds Luca Evangelisti portano alla Samb numerosi (e costosi) acquisti: Cammarata, Sirignano, Carozza, Caccavale, Califano, Marconato, Pietribiasi e Zentil, che si aggiungono ai rinnovi triennali di Moi e Ferrini. La politica societaria di inizio stagione (stipendi bassi, no ai giocatori ultratrentenni) è incredibilmente rivoluzionata. Se ne vanno Cigan e i tre “bidoni” Tussi, Pisano e Padula, che però sono costati caro. Primi sentori di un anno negativo: il 10 si spegne Alberto Eliani, grandissimo allenatore e dirigente della storia rossoblu. Arrivano altre due sconfitte contro Novara e Pergocrema, e il 18 Enrico Piccioni si dimette dopo la dura contestazione dei tifosi (c’è anche il caso Ferrini, estromesso dai convocati per una “scelta tecnica” poco credibile). Arriva D’Adderio in panchina: c’è subito un’insperato 4-2 al Verona, ma è un fuoco di paglia. Vanno al Vicenza i giovani Evangelisti e Piccioni junior dopo le accuse dei tifosi per le convocazioni “sospette” in prima squadra.
FEBBRAIO
Il mercato chiude senza il botto: arrivano Traini e Lanzoni, non partono i numerosi scontenti, tra cui Pippi, Olivieri, Dazzi, Bonfanti e Morini: sono 26 i galli nel pollaio. Arriva la sconfitta a Cesena (con Caccavale che se la prende con i compagni), e i tifosi rossoblu si vedono le trasferte vietate dall’Osservatorio a causa di (presunti) disordini sul treno per la Romagna. Seguono due pareggi contro Spal e Lumezzane: la situazione inizia a farsi sempre più difficile.
MARZO
Prezzi scontati per Samb-Portogruaro, ma arriva il solito 0-0 casalingo. I tifosi sono inferociti, e Gianni Tormenti se la prende con loro: «Dei tifosi non so che farmene». E rassicura: «Alcuni giocatori non ricevono lo stipendio da mesi? È un problema dell’80% delle squadre, anzi noi siamo tra quelli che stanno meglio». Ma nell’ambiente inizia a circolare la paura, non solo per la situazione in classifica. A Padova è notte fonda e i rossoblu perdono 2-0. Gianni Tormenti, intervistato dai tifosi presso la redazione di Riviera Oggi il 19, si mostra disponibile e apre all’ingresso in società di imprenditori locali; due giorni dopo però durante l’allenamento è rottura totale tra il fratello Marcello e i tifosi rossoblu. La Samb sprofonda in casa contro il Ravenna: il Venezia, ultimo, è ormai a -2. Gianni Tormenti non si dà per vinto e dichiara: «Lotteremo fino all’ultimo».
Ma il 25 arriva il comunicato choc della famiglia Tormenti durante una conferenza stampa con un basito sindaco Gaspari: «I vostri Tormenti sono finiti. Ci disinteressiamo della squadra, non la iscriveremo a nessun campionato. Siamo stati abbandonati dalla politica e dall’imprenditoria locale, siamo stufi delle offese dei tifosi». È il caos: l’ex Borgonovo (di cui da poco si è scoperta la terribile malattia, la Sla) si dice addolorato, Palladini dice che i giocatori non molleranno, ma per la trasferta di Monza si cercano soldi dal Comune e dagli stessi calciatori (alla fine l’albergo verrà pagato da loro). In Brianza la Samb vince 1-0: è la vittoria della speranza, con la partita tra Venezia e Legnano (le altre avversarie della “zona calda”) rinviata.
APRILE
Nessun imprenditore locale si fa avanti per la Samb: la proposta dell’assessore provinciale Nino Capriotti (una cordata con Zoboletti presidente onorario) non ottiene alcun seguito concreto, anche se molti imprenditori si recano in Comune a chiedere informazioni sulla Samb. I tifosi decidono di restare fuori durante Samb-Cremonese: arriva l’ennesima sconfitta, è buio pesto. Il 9 muore un’altra bandiera rossoblu, Nino Palestini, giocatore di Samb e Lazio negli anni ‘50. Problemi anche per la trasferta di Sesto San Giovanni: alla fine l’agenzia viaggi Pertur paga il pullman, mentre dell’albergo se ne occupa quel che resta della società Samb. A Sesto c’è l’ennesima sconfitta (un comunicato societario parla di “aggressione” da parte dei tifosi della Pro Sesto, che smentiscono sdegnosamente), il Venezia torna a -2. Il 15 i lagunari vincono il recupero, la Samb è ultima. I genitori dei ragazzi delle giovanili protestano con i Tormenti: «Li abbiamo dovuti portare a giocare a Gubbio con le nostre macchine, non si fa così».
Il 18 arriva l’importante novità: c’è un accordo tra i Tormenti e Sergio Spina, che assume la gestione del club con un accordo verbale per l’acquisizione definitiva, rimandata alla fine del campionato (il prezzo varierà in base alla categoria) e dichiara: «Solo un matto poteva prendere la Samb adesso!». Il giorno dopo la Samb non va oltre lo 0-0 contro i diretti avversari del Lecco; l’incasso è donato ai terremotati dell’Aquila. Spina decide per la rivoluzione: via D’Adderio, squadra in mano alla vecchia volpe Rumignani insieme a Chimenti e Voltattorni. Fanno le valigie Natali ed Evangelisti, entrano nello staff Tassotti e Spadoni. Grande mobilitazione per la fondamentale trasferta di Venezia, ma la carica dei 600 tifosi rossoblu è vana e sotto la pioggia torrenziale c’è un altro 0-0.
MAGGIO
Spina vuole tutti allo stadio: prezzi stracciati per “l’ultima chiamata” contro il Legnano. Arriva la vittoria per 1-0, davanti a 5 mila tifosi. Il Venezia pareggia, la Samb non è più ultima. Sette giorni dopo durissima trasferta contro la capolista Pro Patria: è 1-1, con pareggio negli ultimi minuti di Cammarata. C’è sempre più fiducia in una salvezza che avrebbe dell’incredibile. Arriva però la tegola dell’infortunio del gladiatore Moi: stagione finita. Grande febbre per l’ultima di campionato contro la Reggiana: ancora prezzi stracciati, biglietto gratis per i bambini delle scuole, coreografie. La spinta dei 7 mila spettatori e del commovente messaggio di Borgonovo letto prima del fischio d’inizio non basta: ancora una volta è 0-0, sufficiente però per evitare la retrocessione diretta, che tocca al Legnano. L’ultima possibilità sono i play-out contro il Lecco: Spina prenota 20 pullman e vuole una trasferta di massa. Il 20 arriva l’accordo, nero su bianco, con i Tormenti: il passaggio di proprietà sembra ormai una formalità. Si parla già di programmi futuri: tra i papabili soci Claudio Bartolomei e Adriano Maroni, ci sono progetti per il settore giovanile e per un consorzio di sponsor. C’è l’aiuto della sottoscrizione “100×100 Samb” promossa da Camillo Di Monte per la trasferta di Lecco. Due giorni prima della sfida di andata, anche il Lecco cambia proprietà. Samb-Lecco, disputata sotto un diluvio, termina 0-0: ancora una volta i rossoblu non riescono a segnare. E così la salvezza si fa di nuovo difficile.
GIUGNO
La questura di Lecco concede solo 809 biglietti ai tifosi rossoblu: i tagliandi (anche quelli degli altri settori) vanno a ruba e la vendita viene vietata fuori dalla provincia di Lecco. I tifosi rossoblu protestano, molti andranno lo stesso a Lecco; la Samb ottiene la diretta su Rai Tre e un maxischermo in “Piazza della Verdura”. Il 5 arriva la notizia choc: ordinanza d’arresto nei confronti dei fratelli Tormenti e del loro uomo di fiducia Maurizio Di Biagio «per associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale e truffa aggravata ai danni dello Stato», un giro di false fatturazioni che avrebbe provocato un danno all’erario per 77 milioni di euro. Il giorno dopo arriva anche il deferimento alla Covisoc per le inadempienze della Samb tra ottobre e dicembre 2008. Il morale è a pezzi, e il 7 a Lecco il gol (con fallo di mano) di Carrara ammutolisce i tifosi rossoblu, protagonisti di una trasferta d’altri tempi: l’1-0 significa retrocessione. La situazione precipita: alla tristezza per il risultato sul campo si aggiungono le preoccupazioni di Sergio Spina per l’iscrizione. C’è la messa in mora da parte della Fifa Security, mentre una banca blocca i fondi rossoblu. E inizia un mese drammatico.
Il 10 Spina dichiara: «Non so da quale categoria, ma ripartiremo. Ho l’accordo con diversi sponsor e la famiglia Sciocchetti». Ma servono molti soldi: 600mila euro di stipendi e contributi arretrati, più i debiti con le banche; si inizia a ipotizzare l’acquisizione del titolo sportivo di altre società come il Centobuchi. L’avvocato dei Tormenti, Carlo Manfredi, dichiara il 14: «Presto l’accordo tra Spina e Tormenti, ma loro non possono disporre del loro patrimonio». Il 16 consiglio comunale con Sergio Spina, che quantifica i debiti della Samb in 2,6 milioni di euro: «La situazione è difficile, il 30 scadono le iscrizioni». Nel frattempo il Comune revoca la concessione alla Samb del Campo Europa, per il quale serve la copertura in sintetico. Il 19 Manfredi ribadisce che i Tormenti trattano solo con Spina, ma il 20 spunta fuori l’imprenditore abruzzese Adamo Di Natale: quest’ultimo vorrebbe coinvolgere Spina, che però a questo punto si sente escluso dalla trattativa. Manfredi e i Tormenti negano l’incontro con Di Natale e annunciano: «I debiti bancari saranno abbattuti, Spina non deve rinunciare», ma le banche non confermano. Spina risponde confermando la sua disponibilità, a patto che l’abbattimento dei debiti bancari sia certificato e non “a chiacchiere”.
Nel frattempo Natali riprende in mano la gestione sportiva e va a trattare le comproprietà della Samb grazie ai crediti detenuti in Lega. Il 24 Riviera Oggi, su sollecitazione di alcuni lettori, lancia l’idea della sottoscrizione popolare “Tifosi Pro Samb” per aiutare la futura nuova società rossoblu, in qualsiasi categoria. Intanto i Tormenti, in un comunicato, continuano a chiedere soldi: «Con 120 mila euro si può salvare la Samb». Il 26 spunta l’imprenditore edile romano Massimiliano Fiorentini, già socio in pectore di Spina, che però dopo l’iniziale fiducia si mostra molto incerto sull’impresa: infatti il 29 getta la spugna. Lo stesso giorno Spina va dal sindaco Gaspari, che gli conferma che nessun imprenditore locale si è fatto avanti. Sembra ormai finita. Manfredi ribadisce che i fondi dei Tormenti sono bloccati e l’iscrizione da parte loro è impossibile. Ma proprio il 30 arriva la scarcerazione dei tre fratelli di Martinsicuro: sul filo di lana la Samb viene iscritta in Seconda Divisione con richiesta di ripescaggio, e con l’ennesimo appello: «La situazione economica è gestibile, non fate morire la Samb». L’agonia continua.
LUGLIO
A questo punto servirebbero entro l’11 luglio almeno i famosi 600 mila euro, più 100 mila euro di fidejussione. Si riapre la trattativa con Fiorentini, che però conferma il no. Anche Spina getta la spugna giudicando ormai impossibile l’impresa e valuta l’acquisizione del Centobuchi. Il 4 nuovo appello dei Tormenti: «Spina e Fiorentini hanno fatto cadere la Samb nel dramma, per salvarla bastano 220 mila euro». L’8 arriva l’inevitabile bocciatura da parte della Covisoc. Parte una trattativa in extremis con Di Lullo, proprietario del Messina, che ben presto si tira fuori, ma annuncia: «Qualcuno salverà la Samb». L’ultimo, disperato tentativo è di Andrea Pecorelli, figlio del giornalista Mino e già proprietario di altre squadre, ma arriva il colpo di scena: i Tormenti non si presentano all’appuntamento fissato a Roma, l’affare non si fa. L’avvocato Chiacchio era già pronto a presentare il ricorso alla Covisoc. Inevitabile la decisione del Consiglio Federale della Figc del 14: la Samb è fuori da ogni campionato, insieme ad altre 7 squadre. Come nel 1994. Un giorno tristissimo, nel quale oltretutto viene a mancare il tifoso Luigi Coccia detto “Tamburello”, colonna portante del sito Ultras Samb e dei siti ufficiali della Samb.

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