CUPRA MARITTIMA – Mercoledì 18 novembre si è tenuto presso il cinema Margherita il convegno “Campi elettromagnetici e rischi per la salute. Cosa possiamo fare?”. L’incontro è stato organizzato dall’amministrazione comunale tramite l’assessore all’Ambiente Marco Malaigia.

Ad aprire l’evento è stato il sindaco Domenico D’Annibali che ha affermato: «Con questa serata abbiamo la possibilità di riflettere e di avere una maggiore conoscenza dell’argomento. È un momento di studio e di informazione che ci permette di stare più attenti nei comportamenti della vita di tutti i giorni».

Poi il biologo Angelo Gino Levis ha preso la parola e ha illustrato al pubblico i rischi per la salute derivanti dall’elettromagnetismo, o meglio dall’uso di telefoni cellulari e cordless.

«Innanzitutto – ha dichiarato Levis – di solito in questo campo la stampa diffonde notizie falsamente rassicuranti, non mettendo i cittadini a conoscenza del collegamento esistente tra tumori e uso degli apparecchi telefonici. Oggi è stato provato che il cellulare crea dipendenza, con conseguenze tali da non permettere un uso intelligente dello strumento stesso. Tanti sono i conflitti di interesse intorno a questa materia, sia per la rilevanza economica del mercato in questione sia per le persone coinvolte: si stima che nel mondo ci siano 4,6 miliardi di abbonati».

Il professore ha poi portato come esempio gli studi di Lennard Hardell che sostiene il rischio di contrarre tumori nella stessa parte della testa su cui più frequentemente viene appoggiato il telefono cellulare durante l’uso.

Ha sottolineato il biologo: «Gli studi di Hardell sono stati possibili grazie ad un finanziamento pubblico della Svezia. Tra i paesi dove non sono stati pubblicati troviamo l’Italia, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda. In genere prevale l’informazione diffusa da altri studi, finanziati privatamente da enti in stretta relazione con le principali aziende di telefonia».

«La relazione causa effetto è evidente – ha detto ancora Levis sottolineando alcune situazioni di pericolosità e illustrando gli studi di Hardell – il lato della testa più irradiato subisce più facilmente il rischio del verificarsi di un tumore. Il rischio è maggiore nelle aree rurali piuttosto che nelle aree urbanizzate poiché quando il cellulare ha poco campo emette tra 100 e 1.000 volte in più di volt rispetto a quando invece c’è campo. Per i bambini inoltre usare il cellulare è ancora più pericoloso poiché ad essere irradiata dalle onde elettromagnetiche è tutta la testa e non solo il lato su cui poggia l’orecchio. I cittadini però non vengono educati sul corretto uso di questi oggetti, né vengono ben informati su determinati rischi. La qualità della vita invece deve essere più importante degli interessi economici».

Successivamente è stata la volta di Alfio Turco, fisico, che ha spiegato: «I piccoli accorgimenti da usare quotidianamente possono essere fondamentali. Non tutti sanno che in casa, oltre ai cellulari, le sorgenti di onde elettromagnetiche sono tante, dal phon al forno a micro onde, dal frigorifero alla lavatrice passando anche per il rasoio elettrico. È bene quindi evitare un uso indiscriminato di questi oggetti per evitare rischi, come ad esempio stare ad un metro dal micronde mentre è in funzione oppure usare l’auricolare quando si telefona con il cellulare».

Per quello che riguarda le onde elettromagnetiche emesse dalle antenne, Turco ha aggiunto: «La Pubblica Amministrazione ha un ruolo decisivo nell’inquinamento elettromagnetico poiché è essa stessa a determinare il piano delle antenne, ovvero la dislocazione di massima delle antenne che, come prevedono la legge nazionale, sono strutture di utilità pubblica alla cui installazione non ci si può opporre. Occorre per questo uno studio ed un monitoraggio del territorio e dell’urbanizzazione. Posizionare un’antenna troppo lontana dall’effettiva utenza infatti, non è una buona soluzione, perchè in questo modo i cellulari, troppo distanti dall’antenna, devono emettere più onde elettromagnetiche per poter funzionare».

Il dibattito è stato poi chiuso dalla ricercatrice Micaela Deriu che, intervenendo a proposito di Piano antenne, ha sottolineato: «Il processo partecipativo è importante. I cittadini devono essere ascoltati nel momento in qui si vanno a fare scelte come la localizzazione di un’antenna dato che ad essere coinvolta è proprio la loro salute».

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