Da Riviera Oggi n.794

MARTINSICURO – Inquinata. Così risulterebbe la falda acquifera sottostante il territorio di Martinsicuro, in base ad una relazione effettuata da un tecnico per conto del Comune. Ma non stiamo parlando delle analisi dell’Arta, avviate alcuni mesi fa su un terreno di Villa Rosa con l’amministrazione Di Salvatore – e di cui si attende ancora l’esito dei risultati – bensì di un dossier datato novembre 1997, di cui Riviera Oggi è venuta a conoscenza: una serie di indagini commissionate dall’allora amministrazione Caputi a un geologo.

“Studio e indicazioni di intervento per la protezione delle risorse idriche del territorio costiero di Martinsicuro”: questo il titolo della relazione che, nelle conclusioni finali, delinea una situazione piuttosto preoccupante. «Dallo studio effettuato – si legge – è stato confermato ciò che era stato previsto fin dall’inizio dei lavori, e cioè che in alcuni punti della falda del Comune di Martinsicuro si presenta uno stato precario, ed inoltre una tendenza ad aggravarsi ulteriormente soprattutto dal 1977».

Una situazione ambientale quindi che già nel ’97 non era delle migliori, e il cui peggioramento nel corso del tempo viene fatto ricondurre ad una serie di fattori: «lo sviluppo economico, l’aumento della popolazione e l’impiego sempre più massiccio di tecnologie inquinanti».

«Questa tendenza – prosegue la relazione – ha destato la consapevolezza che un intervento diretto è indilazionabile, al fine di porre rimedio ad uno stato di cose che, se continuassero a peggiorare, indurrebbero certamente conseguenze assai gravi e forse irreversibili per l’intera costiera del Comune di Martinsicuro».

Le considerazioni scaturiscono dalla serie di analisi effettuate per quantificare il fenomeno dell’inquinamento, «sulla base di appropriati parametri, legati principalmente alla concentrazione di sostanze indicatrici, che vengono determinati a mezzo di appropriate procedure di analisi».

E proprio in base alle analisi si evince che «l’inquinamento dell’acquifero e dei corsi d’acqua superficiali è in aumento» e «la degradazione delle risorse idriche deve  ora essere considerato come un problema di rilevante importanza, visto che in alcuni casi si fa utilizzo di acqua anche per scopi potabili da parte di privati.

Sulla base dei dati raccolti – prosegue – e sulla base delle diverse analisi effettuate è stato possibile individuare i seguenti problemi sulle acque di falda e superficie:

•1.      Le acque di falda, soprattutto in zone agricole stanno subendo un maggior grado di inquinamento da nitrati, che sta aumentando nel tempo e quasi costantemente.

•2.      A causa di elevati emungimenti di acqua dolce per vari scopi è possibile constatare il fenomeno dell’ingressione di acqua di mare all’interno della falda costiera in vari punti.

•3.      Per la mancanza di reti fognarie in alcuni punti soprattutto in località di Villa Rosa o per il pessimo utilizzo dei “pozzi neri” le acque di falda in tali aree mostrano segni di inquinamento da ammoniaca ed anche di un’alta presenza di contenuti di cloruri, evidenziati anche in siti dove è presente l’ingressione salmastra.

•4.      Per elevate discariche di ferro presenti in varie aree è stato possibile constatare anche un buon grado di inquinamento da residui ferrosi posti in sito in passato, ed ora entrati in circolo, delle acque di falda.

•5.      Per quanto riguarda le acque di superficie l’inquinamento è strettamente collegato con l’inquinamento antropico».

L’inquinamento quindi sarebbe dovuto oltre all’utilizzo sempre più massiccio di pesticidi e al malfunzionamento dei cosiddetti “pozzi neri” (fattori purtroppo comuni sulla maggior parte dei territori antropizzati), anche a discariche ferrose che in passato avrebbero trovato sistemazione su alcune zone di Martinsicuro e Villa Rosa.

«Tenuto conto che la situazione nell’area studiata non è del tutto compromessa – prosegue la relazione del 1997 – ma che mostra chiari segni di peggioramento nel tempo, si ritiene opportuno intervenire attraverso la prevenzione, assicurata prima di tutto da una regolamentazione basata sul controllo della qualità dell’acqua per mezzo di reti di sorveglianza utilizzabili in futuro; sensibilizzando gli operatori a prelevare il necessario e ad utilizzare il necessario quantitativo di materiale inquinante, il tutto prima di ottenere una situazione completamente compromessa. Infatti la prevenzione potrebbe costare, anche a livello economico, molto meno che l’intervento sulle cause, come la bonifica dei terreni o della falda stessa, con tecniche non ancora molto efficaci ed ancora molto costose».

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