Dal settimanale Riviera Oggi numero 748
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una lunga esperienza come attore teatrale, un brillante esordio come regista e la sperimentazione: Alessandro Sciarroni fa teatro stravolgendo i canoni, i personaggi, il pubblico.
Dopo dieci anni di formazione come attore con la Compagnia “Lenz Rifrazioni” di Parma, nel 2006 torna a San Benedetto, sua città natale, e si cimenta nella regia. Gli sono bastati pochi mesi per farsi conoscere dal pubblico e dalla critica teatrale italiana e straniera, ricevendo premi importanti e diventando una delle figure chiave del teatro marchigiano.
Lo abbiamo incontrato per parlare della sua storia, dell’Associazione CorpoCeleste Laboratori Teatrali, di cui è direttore artistico, e dei suoi progetti futuri.

Come nasce professionalmente Alessandro Sciarroni?
«Dal 1996 fino al 2006 ho lavorato con la compagnia Lenz Rifrazioni di Parma, una delle realtà teatrali più rilevanti dal punto di vista della ricerca sperimentale. Dopo dieci anni mi sembrava però che il mio rapporto come attore si fosse esaurito. Mi sono preso un po’ di tempo per riflettere e poi sono tornato a San Benedetto dove ho aperto il laboratorio teatrale Corpo Celeste, una realtà artistica impegnata nella produzione di rappresentazioni e performance. Da lì le cose si sono evolute da sole».

Quali progetti hai realizzato a San Benedetto?
«Inizialmente mi sono dato da fare da un punto di vista burocratico, cercando un rapporto con l’amministrazione comunale che, fortunatamente, ha risposto positivamente. Sono riuscito così a produrre lo spettacolo “If I was your girlfriend”, ispirato a La Bovary c’est moi, raccolta poetica di Giovanni Giudici e a Madame Bovary di Gustave Flaubert, e a realizzarlo nel campo di atletica di Porto d’Ascoli».

Il campo di atletica come palcoscenico: scelta voluta o necessaria?
«Una scelta voluta: realizzare uno spettacolo in uno spazio non teatrale lascia che il testo che stai affrontando si presenti in una maniera diversa e del tutto nuova. “If I was your girlfriend” è stato pensato in funzione della sua realizzazione nel campo di atletica. Le repliche dello spettacolo che abbiamo fatto nei teatri o in luoghi più tradizionali hanno richiesto diversi adattamenti».

Madame Bovary, Virginia Woolf e Madonna: hai portato in scena questi tre personaggi femminili. Perché?
«Madame Bovary è stata scelta perché avevo apprezzato molto la raccolta poetica di Giovanni Giudici. Lo spettacolo ispirato a Virgina Woolf invece è frutto di una decisione presa con Chiara Bersani e Matteo Ramponi, attori e performers della compagnia Corpo Celeste, a seguito della comune lettura di “The waves”, opera della scrittrice britannica. Madonna perché rappresenta l’immagine che ha accompagnato la mia adolescenza e quella di molti. Per lo spettacolo “If I was Madonna” ho diffuso un annuncio in internet in cui chiedevo di scegliere una canzone della cantante americana e di rielaborarne il testo. Sono arrivati racconti molto belli».

Com’è il tuo rapporto con il pubblico?
«Ultimamente mi sto sbarazzando dello sguardo del pubblico. Ho sempre prodotto lavori che potessero piacere agli altri, finalmente ho iniziato a realizzare quello che piace principalmente a me. Riesco a sentire meno il giudizio di chi viene a vedere i miei spettacoli».

Cosa pensi della realtà teatrale marchigiana?
«Non la conosco molto se devo essere sincero. Mi sembra però che negli ultimi tempi l’Amat (Associazione Marchigiana Attività Teatrali ndr) stia dando molto spazio ai giovani. Non credo che qui ci sia quel deserto culturale che si pensa. Il problema maggiore è la scarsa visibilità: tutto ciò che viene prodotto sembra “solo” provinciale. Io personalmente mi sento molto fortunato per quello che mi è successo. In una città più grande nessuna amministrazione comunale mi avrebbe concesso, dopo due mesi, la possibilità di usufruire del campo di atletica per realizzare uno spettacolo».

Che tipo di formazione deve avere l’attore che scegli per i tuoi spettacoli?
«Può sembrare strano ma per me ora è più stimolante lavorare con una persona che non ha mai avuto esperienze o che ne ha avute poche, piuttosto che con un bravo attore. La bravura non mi sembra più interessante da vedere. Io stesso faccio fatica a definirmi regista, non ho fatto nessuna scuola di regia. Sono stato per dieci anni gli occhi di qualcun altro e ora sono gli altri che rappresentano i miei occhi, ciò che io vedo».

Progetti futuri?
«Sto preparando un lavoro con Francesca Pennini, giovane danzatrice di Ferrara, vincitrice del premio Giovani Danz’Autori Emilia Romagna 2008. Insieme ci chiameremo “Nowhere”, il lavoro si chiamerà “No subject” e sarà incentrato sulla percezione mediata».

intervista video a cura di Emily Forlini

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