SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quanti orpelli servono ad un concerto per dirsi perfetto? Quanti e quali accorgimenti, effetti speciali, strumentisti e ingegneri del suono? Ebbene, se si considera l’evento tenutosi al Teatro Concordia, sabato 28 febbraio, in cui sono stati coinvolti un cantante dalla voce oggettivamente ricca e suadente e un pianista dal tocco fluido e ritmico, ci vuole veramente poco. Ma  un “poco” di altissima qualità.

Gino Vannelli, a San Benedetto del Tronto per la seconda volta nella sua vita, con un intervallo di appena due anni, ha tenuto un ulteriore concerto (dopo quello al Bitches Brew Jazz Club di venerdì sera) nella bella cornice di pubblico di appassionati  del Teatro Concordia. Ad accompagnare il famoso cantante italo-canadese, soltanto la perizia e l’estro musicale di un fine pianista jazz e compositore quale è l’olandese Bert Van den Brink, che si è cimentato anche nella fisarmonica.

L’appuntamento è stato aperto, con somma soddisfazione dei più nostalgici, da una rivisitazione funky-jazz di una delle hit più famose degli anni ’80 del cantante, “Wild Horses”. Con Van den Brink, che lo accompagnava vocalmente, ha presentato un assaggio dal nuovo album “A good thing”. Ha poi eseguito magistralmente “None so beautiful”, dall’album “Yonder tree”, tributando un omaggio a tutti i soldati morti in Afghanistan e ricordando, nello specifico, un giovanissimo soldato ucciso in guerra, per il quale ha cantato il medesimo brano al funerale. La serata è proseguita, senza soste, attraversando un po’ tutto il repertorio dell’artista che ha riproposto “Black Cars” in veste spagnoleggiante, “Living inside myself”, “Brother to Brother”, “People gotta move”, inframmezzati dalle canzoni italiane e francesi dell’album “Canto”(“Parole per mio padre”, con testo di Pino Daniele, “Joli Coeur” e l’omonimo “Canto”).

Intense e coinvolgenti, le ballate di Gino Vannelli hanno trascinato il pubblico in un vortice di note, suscitate dal bravissimo Van den Brink ed arricchite dai colori della voce del cantante. Esemplari i brani “I just wanna stop”, un cult di Vannelli, e “These are the days” (del 2006), col quale ha chiuso il concerto e congedato i suoi fan di ieri e di oggi.

Coloro che tenacemente hanno aspettato in sala, sperando che il loro beniamino uscisse per gli autografi, hanno viste premiate le loro aspettative. Un saluto, un autografo, una foto e, perché no?, anche un mini show improvvisato alla fisarmonica dall’impeccabile Bert hanno coronato uno spettacolo ben confezionato in ogni suo aspetto.

Lode e plauso agli organizzatori.

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