SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fu una tragedia che impressionò la città e balzò nelle cronache nazionali per la sua drammaticità. Era la sera del 3 ottobre del 2005, quando il corpo del piccolo Alessio Persico, cinque anni di età, venne ritrovato nel fondo di un vano ascensore vuoto, all’interno del parcheggio sotterraneo del centro commerciale Bricofer, aperto nell’estate precedente. Vi cadde per riprendere un pallone, annegando nella colonna di acqua piovana e detriti presente nel fine corsa del vano, dopo aver scavalcato il bancale di legno che fungeva da parapetto. La madre si trovava nel negozio soprastante.
Martedì 30 settembre il giudice Giuliana Filippello ha letto la sentenza del processo di primo grado: cinque i condannati per il reato di omicidio colposo, due gli assolti.
Il magistrato ha ritenuto colpevoli il proprietario della struttura, il titolare del centro commerciale (un anno ciascuno la pena), il titolare dell’impresa che eseguì i lavori, il direttore dei lavori e il responsabile della sicurezza del cantiere.
Ai cinque imputati riconosciuti colpevoli è stata concessa la sospensione della pena. Il giudice Filippello lì ha anche condannati a pagare in solido con i due responsabili civili il risarcimento ai familiari del bambino, la cui entità sarà stabilita in sede civile.

La pubblica accusa (pubblico ministero Carmine Pirozzoli), chiedendo pene da un massimo di un anno e quattro mesi a un minimo di un anno di reclusione per i sette imputati, ha sostenuto che non sia stato fatto tutto il dovuto per mitigare il rischio in quel parcheggio, che al momento della tragedia era aperto al pubblico ed usato da clienti e personale commerciale.
Anche il legale di parte civile Mauro Gionni ha sostenuto che il drammatico evento non fosse né imprevedibile né inevitabile.
I legali dei cinque condannati manifestano l’intenzione di ricorrere in appello. L’avvocato Sergio Gabrielli, difensore del direttore dei lavori e del proprietario dell’immobile, ritiene «non sostenibile la tesi del cantiere permanente perché l’edificio era rientrato da mesi nella disponibilità della committenza». L’avvocato della ditta locataria Lorenzo Contrada ha citato risultanze sull’assenza di chiare impronte del bimbo sul parapetto del vano, invocando una migliore ricostruzione sulla dinamica dell’incidente.

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