SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «E’ compito del nostro governo e di questa amministrazione comunale fare politiche coerenti ed organiche per la famiglia così come definita dall’articolo 29 della Costituzione: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Compito di questa amministrazione e del Governo – prosegue la mozione dei consiglieri comunali Urbinati, Menzietti e Primavera – è di garantire alle persone i diritti civili e sociali, senza discriminare coloro che affidano i propri progetti di vita a forme diverse di convivenza, siano esse tra persone di sesso diverso o dello stesso sesso. Il riconoscimento di tali diritti non intende in alcun modo alterare o modificare il riconoscimento e l’importanza primaria della famiglia fondata sul matrimonio (il che sarebbe incostituzionale, secondo quanto sostenuto da 23 costituzionalisti in un articolo su Repubblica.it, clicca qui)»
E’ stata protocollata oggi 14 febbraio la mozione a sostegno del riconoscimento di diritti alle persone che vivono in convivenze non matrimoniali, della quale si discute già da alcune settimane in seno ai gruppi politici locali. L’obiettivo della mozione è «sollecitare il Parlamento affinché proceda con la massima solerzia all’esame e all’approvazione del disegno di legge Bindi-Pollastrini sul tema del riconoscimento giuridico dei diritti e dei doveri alle persone stabilmente conviventi».
Il testo della mozione contiene alcuni riferimenti legislativi: il principio generale di non discriminazione contenuto nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; l’articolo 3 della Costituzione italiana; la carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea proclamata a Nizza nel dicembre 2000, che «riconosce il diritto a tutti di costituire una famiglia e nell’articolo 21 introduce l’orientamento sessuale fra le cause di discriminazione da combattere»; una sentenza della Corte Costituzionale del 1986 che giudica costituzionalmente non irrilevante i rapporti consolidati fra persone, ancorché essi siano di fatto e non sanciti da un matrimonio civile o religioso.

Inoltre, si legge nella mozione, «il Parlamento europeo ha più volte sollecitato gli stati membri che non vi abbiano già provveduto ad adeguare le proprie legislazioni al fine di riconoscere legalmente le convivenze fuori dal matrimonio».

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