STADIO: Arechi. La prima partita disputatavi si è tenuta il 7 settembre 1990, nel corso del campionato cadetto ’90-‘91 (Salernitana-Padova, 20mila i presenti), mentre l’inaugurazione ufficiale è avvenuta il primo maggio del 1991, quando in Campania è scesa la Nazionale di mister Vicini, vittoriosa contro l’Ungheria per 3 a 1.
Il nuovo impianto ha visto scritta la pagina più bella della storia della Salernitana, con il campionato cadetto dei record nella stagione ’97-’98, e il conseguente primo, storico nella massima serie. Numeri eccezionali negli anni Novanta per il pubblico di fede granata che in quattro occasioni ha fatto registrare le medie spettatori più alte in serie B: 18.413 nel ’90-’91, 18.914 nel ’94-’95, 18.447 nel ’96-’97, addirittura 22.982 nel ’97-’98, l’anno della promozione in A, quando l’Arechi venne mediamente riempito dalla passione e dal calore di 32.218 tifosi.
L’Arechi, capiente per 38mila posti (ma ora ridotto a 9.999 posti, in modo tale da aggirare le imposizioni del nuovo decreto antiviolenza del ministro Pisanu), ha solo il settore di tribuna coperto e riserva agli ospiti la porzione centrale del primo anello di curva Nord. La Sud è abitata dagli ultras locali. Ottima l’acustica dell’impianto campano che, come detto, si sviluppa su due anelli e non vede l’ingombrante presenza della pista d’atletica.
Il primo e datato stadio della storia della Salernitana però, è il Comunale, intitolato alla memoria di Donato Vestuti – nel torneo ’52-’53, a partire dal match tra i padroni di casa ed il Messina del 14 settembre 1952 -, fra i fondatori nel 1911 dell’US Salernitana, prima realtà calcistica cittadina. Il Vestuti, capiente per 9mila spettatori, è dotato di pista d’atletica e attualmente ospita le gare dei campionati minori e giovanili del calcio salernitano.
TIFOSERIA: una delle migliori tifoserie italiane degli anni Novanta, ora in netto declino, soprattutto in relazione alle ultime vicissitudini del club granata e alla spaccatura in seno alla curva Sud, divisa tra la Salernitana Sport di Aniello Aliberti, che proprio domani inizierà l’avventura nel campionato di Terza Categoria, e la Salernitana Calcio di Antonio Lombardi.
Gli Ultras Plaitano – gruppo nato nel ’78 che prende il nome dal 48enne tifoso granata Giuseppe Plaitano, il primo morto da stadio, scomparso nel lontano 28 aprile 1963, a margine di un infuocato Salernitana-Potenza, match caratterizzato da un’invasione di campo del pubblico del Vestuti al seguito della quale scoppiarono feroci incidenti tra le forze dell’ordine ed i tifosi granata; Plaitano venne raggiunto alla tempia da una pallottola vagante (per saperne di più consigliamo l’interessante libro di Diego Mariottini “Ultraviolenza – Storie di sangue del tifo italiano? – lo scorso 20 ottobre hanno difatti reso nota la decisione di seguire il sodalizio sulla cui poltrona siede Aliberti. Faranno loro compagnia anche i Boys Salerno, i quali hanno comunicato la propria decisione agli organi di stampa locali giusto ieri.
Perdite importanti per la curva Sud, già provata da vicissitudini sportivi, diffide e dal tragico episodio del maggio 1999, quando di ritorno dall’ultima sfortunata trasferta di Piacenza (che sancì la subitanea retrocessione in B, dopo appena un anno di massima serie), il treno che trasportava le migliaia di sostenitori granata, divampò in un incendio che costò la vita a quattro giovani campani. Da allora molti ragazzi si sono allontanati dalla scena ultras salernitana.
Ma facciamo un breve salto all’indietro di circa trent’anni. Il fenomeno del tifo a Salerno nasce nel lontano ’77, quando gruppi dei ragazzi che si ritrovavano nel Bar Nettuno e nel Bar Reale decidono di dare una scossa al tifo granata e portare avanti una sorta di tifo organizzato. Nascono i Panthers ’77, il primo nucleo ultras a Salerno. Nell’82 i Panthers si fondono con gli Ultrà, i Warriors, i Fedayn e i Fighters: nasce la Granata South Force che adotta come simbolo la folgore che investe la stella a cinque punte (sinonimo dei 5 gruppi originari).
Con la GSF si vive il periodo di splendore della Sud, nel vecchio stadio Vestuti. Storici i derby con Cavese e Nocerina, si stringono i gemellaggi con Reggio e Bari. Il tifo granata, soprattutto con la promozione in B del ’90 si arricchisce di altre entità: il Club Giuseppe Plaitano si ingigantisce e diventa Ultras Plaitano, secondo gruppo guida insieme alla GFS.
Nel ’90 nascono la Nuova Guardia e i Viking Guerrieri (nome scelto in onore dei vichinghi che di ritorno dalle crociate liberarono la città dall’assedio arabo), originatisi dalla fusione tra Viking Granata e Guerrieri Salerno. Da non dimenticare gli East Side, i quali furono i primi ad insistere sulle due aste e sul materiale molto curato in genere.
“Vivere ultrà per amare Salerno? è il motto che rispecchiava la filosofia della Sud che nel recente passato in trasferta era solita portare un unico striscione con la scritta ‘Salerno’; i campani furono tra i primi ad adottare una soluzione che attualmente viene intrapresa da svariate altre realtà del panorama nazionale.
Attualmente i gruppi della curva granata più attivi sono Nuova Guardia, GFS, Old Clan (nati da una costola degli Ultras Plaitano), Viking Guerrieri, Mummions, Ultras Vecchio Stampo e Fedelissimi.
Coreografie. Merita inoltre di essere menzionata la vena creativa della curva salernitana, capace, negli anni Novanta, di dare vita a spettacoli scenografici tra i più affascinanti e maestosi dell’intera scena curvaiola nostrana. Determinate coreografie hanno letteralmente fatto scuola, lasciando a bocca aperta addetti ai lavori e non. Alcuni esempi? Iniziamo dalla stagione ’95-’96, Salernitana contro Verona. L’antefatto: gli ultras scaligeri avevano osteggiato l’acquisto dell’olandese di colore Ferrer con una macabra messinscena (un pupazzo nero con un cappio al collo); la risposta, in chiave antirazzista, della Sud granata che espone undici teloni raffiguranti altrettanti giocatori di colore che indossano la maglia del Verona. Sopra uno striscione con la scritta “Verona 1996-97”.
Proprio nella stagione ’96/’97 un’altra coreografia riuscita, ovvero la curva che indossa la “S” di Superrnan. Ma gli anni d’oro, in quanto a coreografie, per i tifosi campani sono il 1997 e il 1998: sul campo la Salernitana inanella vittorie su vittorie, raggiungendo il prestigioso traguardo della serie A, mentre sugli spalti dell’Arechi quasi ogni domenica va in scena uno spettacolo di colori, per mano di Granata South Force e soci. Queste annate “partoriscono” almeno cinque coreografie degne di menzione.
La scenografia ispirata a Disneyland; quella che riprende la copertina dell’album degli 883 – La dura legge del gol – (in cui si vede un giocatore esibirsi in una rovesciata), citando persino la frase “Lo squadrone siamo noi”; l’irriverente coreografia del “Bacio Perugina”, con la Sud vestita con i colori celeste-argento del più famoso cioccolatino del mondo e che addirittura fa bella mostra del messaggio che contiene ogni Bacio. Stavolta la dedica è per i perugini, coi quali qualche anno prima, in Coppa Italia, si era rotto il gemellaggio: “Ogni bacio tira un altro bacio, come ogni odio porta un altro odio, così come rispettiamo vogliamo essere rispettati, ma contro i vili e i mediocri, la nostra coerenza è più forte della vostra demenza (Ultras)”.
Per la partita contro il Cagliari invece la curva sfoggia un Ippocampo (stemma della squadra), con la scritta 1919 (anno di fondazione della stessa). Nell’anello inferiore appare la scritta “Salernitana”. All’improvviso tutto lo Stadio si colora di giallo, viola, celeste, rosso, nei distinti, in tribuna e nell’altra curva, creando un colpo d’occhio magnifico. I sostenitori granata si superarono mettendosi alla prova con uno spettacolo coreografico imponente, stratosferico, di difficile ‘costruzione’. Tutti i settori chiamati in causa, una coreografia ‘anellare’ insomma.
Notevole anche la scenografia allestita dai ragazzi della curva nella stagione successiva. Si tratta di una sintesi dei più bei spettacoli ‘made in curva Sud’ realizzati negli anni precedenti. Al centro del settore un telone che simula una pellicola in cui scorrono le immagine di alcune coreografie: quella del Bacio Perugina, quella di Superman, quella de “Il potere deve essere granata”, quella ispirata a Disneyland e quella della gara del ’98 contro il Foggia. Ai lati della curva strisce color granata e due statuette degli Oscar.
Dopo la serie A la curva salernitana denota un periodo di crisi, sotto tutti i punti di vista, ma la stagione 2001-2002 sancisce, in parte, la riscoperta della vena estetica della Sud. Derby di ritorno, Salernitana-Napoli. Lo stadio Arechi è quasi gremito. I giocatori fanno il loro ingresso in campo, gli occhi vanno verso la curva di casa: un rotolone di carta igienica sopra cui compaiono delle scritte. “1- il piano rilancio di Ferlaino; 2- il piano calcio champagne; 3- il piano del ritorno di Maradona; 4- il piano tiemp belli e ‘na vota; 5- il piano rilancio di Corbelli; 6- il piano 100 miliardi di sponsor; 7- il piano entrata in Borsa; 8- il piano primato regionale; 9- il piano per la serie A; 10 – il piano resterete in B”. Il rotolone va a finire dentro un water, a cui fa compagnia uno striscione che recita “Napoli 1O piani di morbidezza”.
Ironica e graffiante l’idea partorita dalla Sud in occasione di Salernitana-Sampdoria: stavolta la curva si ispira ad una nota trasmissione televisiva. Al posto degli striscioni una grossa scritta: “C’è posta per te”, mentre nel primo anello compare la busta di una lettera nella quale viene indicato il mittente, ovvero la Curva Sud, Dopo poco daI1a busta appare un foglio che recita “rispeditA al mittente”. Gli ultras ironizzano sul mancato raggiungimento dei “quartieri alti? della classifica da parte della propria squadra.
Amicizie e rivalità. Concludiamo l’ampia analisi del tifo granata con la consueta carrellata relativa ai rapporti della curva salernitana con le altre realtà italiane. Amicizie ultradecennali con baresi e reggini, mentre dal ’97 esiste un bel rapporto con i bresciani, in seguito allo striscione di solidarietà esposto dai campani dopo la morte dell’ultras biancazzurro Roberto Bani. Esistono peraltro rapporti di non belligeranza con le curve di Milan, Torino e Sampdoria; distesi pure quelli con i tifosi di Turris, Ravenna, Paganese, Barletta, Andria e Monopoli.
Rivalità invece con Napoli, su tutti, Atalanta, Cagliari, Foggia, Fiorentina, Taranto, Catania e Perugia – con gli umbri un tempo esisteva un gemellaggio rotto poi (anni Novanta) per l’avvento in casa biancorossa del presidente Gaucci e di una serie di partite ‘rubate’ dal Grifo.
Segnaliamo infine le rivalità, spentesi nel tempo, vista la differenza di categoria ormai da anni, con nocerini, cavesi e casertani.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.365 volte, 1 oggi)