SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si arricchisce ancora l’archivio rossoblù per gli amanti della Sambenedettese e della sua storia. Sabato prossimo, in edicola con “Sambenedetto Oggi�, ampio spazio sarà dedicato a Maurizio Simonato, indiscusso protagonista dell’era Bergamasco e parte della fenomenale coppia di attacco Simonato-Chimenti, che deliziò il pubblico sambenedettese alla metà degli anni Settanta.
Simonato ripercorrerà la storia della sua carriera dagli esordi a Treviso fino al periodo come allenatore. Logico che comunque la parte più interessante dell’intervista riguardi il periodo sambenedettese (ben cinque anni), che coincise con l’epopea dei Bergamasco-boys, la conquista della Serie B nel 1973-74, il rapporto con il pubblico sambenedettese, la simbiosi naturale con il re dei bomber rossoblù, Francesco Chimenti, e alcune chicche relative a mister Bergamasco.
Riportiamo di seguito un’anticipazione relativa…ad un caso di attualità. Abbiamo chiesto infatti a Simonato una sua opinione su chi si lamenta del fuoriclasse honduregno Julio Cesar Leon, e la risposta, oltre che, per alcuni aspetti, ovvia, è anche sorprendente: passano gli anni, cambia il calcio, ma alla fine le polemiche sono sempre le stesse.
“Leon è un fenomeno – dice Simonato – ma ai giocatori come lui capita di essere fischiati. Domenica per un tempo non ha combinato nulla, poi ci ha fatto vincere la partita.�
“Anch’io venivo fischiato a San Benedetto, trent’anni fa! – sorride, ora, il “Simoâ€? – La tifoseria era divisa in due: purtroppo il classico numero dieci porta sempre divisione fra i tifosi: magari scompare dalla partita, sbaglia dieci passaggi, poi si sveglia e ti fa vincere la gara. È successo con Rivera, Mazzola, Baggio…â€?
“Ricordo una sfida interna con la Torres – dice – Vincemmo 2-0 e segnai una doppietta. Tuttavia c’erano tifosi, in tribuna, che mi fischiavano. Allora, dopo il secondo gol, mi avvicinai alla tribuna, come per sfidare i contestatori. Poi ci assegnarono anche un rigore, e quelli che erano dalla mia parte cominciarono ad intonare il mio nome perché volevano che lo calciassi io. Signorilmente, declinai…�

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