ANCONA – Fratelli d’Italia interviene nell’inchiesta sulla ricostruzione post-sisma che ha coinvolto Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, respingendo le accuse politiche rivolte al governatore dalle opposizioni.
“Il presidente Francesco Acquaroli è parte lesa in questa vicenda. È questo il punto da cui partire e che deve essere chiarito fin da subito”, dichiara il gruppo consiliare regionale di FdI in una nota diffusa il 22 ottobre.
Secondo gli esponenti del partito, dalle comunicazioni della Procura emergerebbe l’estraneità del presidente e della Giunta regionale ai fatti contestati. Pistarelli, che ha lasciato l’incarico nel dicembre 2025, avrebbe agito autonomamente e alcune delle condotte oggetto dell’indagine non si sarebbero concretizzate proprio a seguito della cessazione del suo incarico.
“Abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura: le eventuali responsabilità devono essere accertate nelle sedi competenti e chi avesse commesso illeciti dovrà risponderne davanti alla legge, senza sconti né protezioni legate all’appartenenza politica”, prosegue la nota.
Il gruppo consiliare respinge quindi i tentativi di attribuire responsabilità politiche al presidente della Regione per le condotte contestate al suo ex collaboratore.
“Non è accettabile trasformare un’indagine su condotte individuali in un processo politico contro chi, da quelle stesse condotte, risulta danneggiato”, sostengono i consiglieri di Fratelli d’Italia.
Nel comunicato viene inoltre richiamato il caso del candidato presidente del centrosinistra alle ultime elezioni regionali, le cui vicende giudiziarie, secondo FdI, non sarebbero state utilizzate dal partito come strumento di campagna elettorale.
Da qui l’invito alle opposizioni a mantenere lo stesso atteggiamento: “La magistratura accerti i fatti. La politica rispetti la verità e non confonda le responsabilità personali con quelle delle istituzioni”.
L’inchiesta “Ricostruzione”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona, coinvolge complessivamente 51 indagati e ha portato all’emissione di otto misure cautelari in carcere e a sequestri per oltre 57 milioni di euro. Le accuse, formulate a vario titolo, riguardano presunte truffe nei finanziamenti per la ricostruzione post-terremoto, corruzione e possibili infiltrazioni della criminalità organizzata. Resta ferma la presunzione di innocenza delle persone indagate.

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