In PALMOLI (Chieti) – Il rientro in famiglia dei tre bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” si è messo in moto, ma possiamo dire con molta lentezza. A quasi 1 anno dall’allontanamento, i primi passi del percorso hanno già mostrato quanto sia delicato l’equilibrio tra tutela dei minori, esigenze dei genitori e attenzione mediatica.  I figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, una coppia di origine anglo-australiana che viveva in un casolare isolato tra i boschi di Palmoli, sono stati allontanati dalla casa il 20 novembre e trasferiti in una struttura protetta a Vasto. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila aveva disposto la sospensione della responsabilità genitoriale. I bambini sono due gemelli di sette anni e una sorella di nove. Nelle ultime settimane i giudici hanno aperto alla possibilità del rientro in famiglia, ma non in modo immediato. Il percorso sarà graduale e monitorato dai servizi sociali, chiamati a verificare il reinserimento dei minori. L’ordinanza, notificata a fine agosto, prevede in una prima fase brevi rientri durante la settimana, anche nell’abitazione messa a disposizione dal Comune. Il primo appuntamento nella casa di Palmoli, atteso da dieci mesi, non si è svolto. Il sindaco Giuseppe Masciulli ha parlato di mancanza delle condizioni di sicurezza. Secondo l’avvocato dei genitori, Simone Pillon, la famiglia aveva chiesto per tempo misure a tutela della privacy e l’area era stata transennata, ma gli operatori hanno comunque spostato l’incontro nella località protetta abituale. Le versioni degli attori coinvolti restano distanti: da parte dei servizi si punta il dito sulla presenza dei giornalisti, dalla parte della famiglia si denuncia un’attesa delusa per i bambini. Nel frattempo i tre fratelli hanno iniziato le lezioni in una scuola pubblica di Vasto, accompagnati da due persone, tra cui la maestra in pensione che li seguiva in comunità. Il sindaco contesta la scelta dell’istituto: a suo dire la scuola di Palmoli, a poca distanza dalla casa, avrebbe offerto classi poco numerose e volti già familiari. Masciulli segnala inoltre le difficoltà dei trasferimenti su strade di montagna e il peso economico per le casse comunali. La difesa dei genitori ha presentato reclamo alla Corte d’Appello, chiedendo il rientro immediato in famiglia e il riconoscimento di un progetto di istruzione familiare, affidato a due insegnanti indicati dal Comune. Il caso continua a dividere. La ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, ha sollecitato una verifica esterna sugli effetti dei provvedimenti sulla salute dei bambini.