SAN BENEDETTO – La forza di opposizione AVS-PSI, torna a puntare il dito contro la gestione del Centro Agroalimentare di cui il Comune è socio al 43%. Dopo l’interrogazione presentata nell’ultimo Consiglio Comunale e i rilievi pubblicati dalla Corte dei Conti, Canducci ha convocato una conferenza stampa per fare il punto sulla vicenda, culminata nella notizia di una nuova assunzione a tempo indeterminato decisa da un Consiglio di Amministrazione ormai decaduto e in regime di prorogatio.
Ripercorrendo l’assemblea dei soci di metà luglio, in cui è stato approvato il bilancio 2025 e rinviata su richiesta della Regione la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione, Canducci ha ricordato le domande poste al sindaco Mozzoni: “Abbiamo chiesto al sindaco come avesse fatto ad approvare un bilancio, visto che si era appena insediato, e su quali basi lo avesse ritenuto approvabile. Una risposta non c’è stata: è stato solo confermato che il bilancio è stato approvato.”
Per il consigliere, il rinnovo degli organi sociali è l’occasione per affrontare un nodo più ampio, quello della permanenza stessa del Comune nella compagine societaria: “Il Centro Agroalimentare, così come è oggi, non giustifica più la partecipazione del Comune di San Benedetto del Tronto e della Regione. Non svolge una funzione compatibile con quelle degli enti locali e non rispetta quanto previsto dalla legge Madia.”
Il cuore dell’intervento di Canducci riguarda la tenuta dei conti della società. Il bilancio 2025 chiude con un utile di appena 1.490 euro, un risultato che secondo il consigliere è frutto di scelte contabili discutibili sugli ammortamenti degli immobili: “Abbiamo un utile di 1.490 euro a fronte di un ammortamento che è stato volutamente e tecnicamente ridotto. Se fossero state applicate le regole generali, il bilancio sarebbe risultato in passivo per oltre 300 mila euro.”
Altro punto sollevato riguarda l’esposizione debitoria della società verso l’ente locale, che secondo i dati di bilancio si avvicina agli 800 mila euro tra quote a breve e a lungo termine: “Il Centro Agroalimentare deve al Comune quasi 800 mila euro, tra debiti vecchi e nuovi. Anche su questo serve chiarezza: le rate vengono pagate, ma non ciò che matura anno per anno, quindi il debito di fatto non diminuisce mai.”
Canducci ha chiesto al primo cittadino un intervento netto: la nomina di un amministratore unico, come indicato dalla stessa Corte dei Conti in caso di controllo pubblico sulla società, e non di un Consiglio a tre membri dettato da equilibri politici interni alla maggioranza: “Non esiste che, se c’è controllo pubblico come dice la Regione e si dovrebbe nominare un amministratore unico, si nominino invece tre persone solo per accontentare tutte le aree della maggioranza. L’obiettivo deve essere l’efficienza e il buon andamento della società.”
Infine, l’affondo sui ricavi in calo nonostante un tasso di occupazione degli immobili dichiarato al 96%: “Ci domandiamo perché i ricavi diminuiscano se il centro è occupato al 96%. Delle due l’una: o non è vero che sono tutti occupati al 96%, oppure c’è chi non paga. Per questo serve un piano industriale: se non sono più gli affitti a garantire le entrate, gli amministratori devono dirci con cosa intendono ripianare un debito di quasi un milione di euro nei confronti del Comune.”

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