SAN BENEDETTO – La 45° edizione della rassegna “Incontri con l’autore “Mimmo Minuto”, a cura dell’associazione I luoghi della scrittura e con il patrocinio e il sostegno dell‘amministrazione comunale, prosegue venerdì 14 agosto, alle ore 21,30, presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto, con una serata evento che vedrà protagonista lo scrittore sambenedettese Alcide Pierantozzi, autore del romanzo “Lo sbilico“( ed. Einaudi ), vincitore del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo, del Premio letterario Valle d’Aosta, del Premio Wondy di letteratura resiliente, del Premio Strega Deutschland ed entrato nella cinquina finalista del Premio Strega e del Premio Campiello. Dialogherà con l’autore Sabrina Galli.

“Lo sbilico” è un libro che dà voce a un bisogno collettivo di nominare con precisione il malessere psicologico, l’alienazione, la medicalizzazione, la solitudine; è la storia di uno sperdimento, una storia che possiede il dono e la condanna di saper parlare davvero a chiunque, almeno una volta, non si sia riconosciuto nel proprio riflesso allo specchio e abbia messo in dubbio la fondatezza dei propri pensieri e dei propri desideri.

Alcide ha quarant’anni, prende sette pasticche al giorno ed è considerato “un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall’eloquio fluido”. È un essere umano “difettoso” ed i suoi difetti stanno tutti dentro quattro pagine di diagnosi controfirmate da un famoso psichiatra: “disturbo bipolare”, “spettro dell’autismo”, “dissociazione dell’io”, “antipsicotici”, “pensieri di mancata autoconservazione”. Dal suo esilio in una cittadina dell’Abruzzo, Alcide racconta le sue giornate e cosa accade quando l’equilibrio psichico s’incrina: l’innesco della paranoia, la percezione che si sdoppia, il modo in cui il tempo fermo di un’attesa non è mai davvero fermo, perché è lì che arrivano i pensieri. Nel suo resoconto si alternano momenti di un prima a Milano, la città che sembrava poterlo tenere in vita, e di un prima ancora, un’infanzia in cui tutto faceva troppo male, ma a salvarlo c’erano la nonna, la bicicletta, uno zoo di animaletti di campagna. Nel presente, invece, c’è la vita con sua madre, che è origine e, al tempo stesso, unico argine possibile delle sue psicosi. E poi c’è l’ossessione per le parole, la ricerca quotidiana nei libri dei termini esatti, che sappiano ridurre l’irriducibile, nominare l’innominabile.

Cresciuto a Colonnella, Alcide Pierantozzi ha studiato filosofia teoretica presso l’Università Cattolica di Milano. Attualmente vive tra Milano e Colonnella e collabora con le riviste Rolling Stones e Max. Il suo primo romanzo, “Uno in diviso“, pubblicato nel 2006, è dedicato alla memoria di Pier Paolo Pasolini. Il suo secondo romanzo, “L’uomo e il suo amore“, è stato pubblicato nel 2008 ed è stato definito un’opera-mondo impraticabile e conchiusa con la vita e la tradizione del romanzo borghese. Un’opera in itinere, tra Italia e Albania, tra donne che lasciano il segno e interrogativi mai soddisfatti sull’amore. Un libro aspro e impervio, noioso e intrigante, crudele e fagocitante. Nel 2012 ha pubblicato “Ivan il Terribile“, romanzo ambientato nel mondo degli amori adolescenziali, e nel 2015 il reportage-memoir “Tutte le strade portano a noi“, dopo aver attraversato l’Italia a piedi. Dal suo libro “Uno in diviso“ è stata tratta l’omonima graphic novel.

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