SAN BENEDETTO – N.d.R. Come accade ai più grandi, agli spiriti visionari, Marcello Sgattoni ha camminato qualche passo avanti al suo tempo. E quando l’arte anticipa la strada, il rischio è di essere compresi solo in parte.
All’indomani dell’ultimo saluto al maestro, crediamo che il modo migliore per rendergli omaggio sia evitare la retorica di circostanza e dar spazio a una riflessione sincera: il pensiero di Roberto Capocasa, che riportiamo di seguito. Un invito accorato a fare tesoro di ciò che Marcello ci ha lasciato, evitando che la memoria lasci il posto all’abitudine.
Caro Marcello,
ricordo ancora quando mi dicevi: “Io amo la mia città, ma la mia città non ama me”.
Quelle parole oggi fanno ancora più male, perché al tuo funerale c’erano tutti. Tutti a parlare bene di te, tutti a ricordare il grande artista, il poeta della pietra, l’uomo capace di trasformare il dolore e l’abbandono in bellezza.
Ma viene da chiedersi: dov’erano tutti quando eri vivo? Dove erano le istituzioni quando serviva un gesto concreto? Quando bastava un semplice divieto di sosta davanti alla Casa del Vento per difendere un luogo che per te rappresentava tanto? Quando bastava riconoscere pubblicamente che questa città aveva tra le sue mani uno degli artisti più originali, visionari e autentici che abbia mai avuto?
Hai creato un miracolo in un terreno dimenticato da tutti. Dove gli altri vedevano solo abbandono, tu hai visto un’opportunità. Hai costruito la Pietraia dei Poeti, un museo a cielo aperto dove ogni pietra racconta una storia e ogni opera riesce ancora oggi a regalare stupore e meraviglia a chi arriva.
Hai creato anche un angolo dedicato a Padre Pio, un luogo di raccoglimento dove tante persone oggi trovano pace e dove siedono su quelle panchine che abbiamo restaurato insieme, con l’aiuto di amici che hanno creduto nel valore di quel progetto.
E allora oggi, cari amministratori e cara città, non basta commuoversi a un funerale. Non bastano le parole belle pronunciate quando una persona non può più ascoltarle. L’amore per un artista si dimostra quando è ancora in vita, con rispetto, attenzione e riconoscimento.Adesso avete una responsabilità: non permettete che il tempo, l’indifferenza o la burocrazia cancellino ciò che Marcello ha donato a questa città.
Perché sarebbe una seconda morte: non quella di un uomo, ma quella della memoria, dell’arte e della bellezza.
Una città che non sa proteggere i suoi artisti non perde solo il passato: perde anche il proprio futuro.Roberto Capocasa

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