MASSI/FEDELI – Come avevamo pre-annunciato, il “rumor” secondo cui Vittorio Massi avrebbe chiesto a Franco Fedeli di acquistare la Samb non era affatto una voce priva di fondamento. Era vero.
Con un particolare in più: l’intenzione del presidente rossoblu sarebbe stata accompagnata da una sorta di ‘patto di segretezza’. In sostanza, la gente non avrebbe dovuto saperlo? Il classico “segreto di Pulcinella”? Soprattutto conoscendo il carattere dell’imprenditore romano.
Per lo stesso motivo, chiedere all’ex presidente di entrare in società con una quota di minoranza equivarrebbe a sostenere che il mare non è salato o che gli asini volano. Ci rifiutiamo quindi di credere che la proposta avanzata da Massi, tramite un suo consulente, fosse diversa da una cessione totale. Probabilmente neppure cedere la maggioranza sarebbe stata realistica.
L’altro aspetto molto strano, e soprattutto confusionario, è che la disponibilità manifestata pubblicamente da Fedeli circa tre mesi fa non sia stata colta immediatamente. Anzi, sui social venne giudicata assurda dai soliti seguaci e “leoni da tastiera”, molti dei quali oggi si ritrovano spiazzati dalla scelta di Vittorio Massi di aprire una trattativa proprio con il tanto criticato predecessore.
Sarebbe difficile pensare che il presidente non conoscesse o non condividesse almeno in parte i commenti, talvolta anche pesantemente offensivi, pubblicati sui social da una trentina di potenziali suoi sostenitori.
Il calcio, come dimostrano anche le recenti vicende della Nazionale, continua a vivere di contraddizioni che fanno soltanto male al gioco più amato dagli italiani. Contraddizioni che finiscono per dividere gli sportivi, con conseguenze ancora più evidenti in una realtà di provincia come quella della Sambenedettese.
Il popolo rossoblu, direi nella misura del 99%, chiede innanzitutto chiarezza e trasparenza. Due qualità che nella Sambenedettese attuale continuano purtroppo a essere considerate degli optional. Se la società ha deciso di andare avanti con un progetto umile, finalizzato a raggiungere una salvezza meno problematica rispetto alla stagione scorsa, perché complicarsi la vita?
Prima si lascia scrivere di fantomatici acquirenti provenienti dall’altra parte del mondo, oggi ribattezzati genericamente “fondi”. Poi si approvano, anche soltanto con il silenzio, gli attacchi contro l’ipotesi di un ritorno di Franco Fedeli, il quale senza peli sulla lingua aveva promesso di puntare nuovamente alla Serie B. Infine, tre mesi dopo, si torna a cercarlo, rimescolando ancora una volta tutte le carte.
Se Fedeli fosse nel frattempo diventato presidente della Ternana, tra l’altro, si sarebbe persa definitivamente un’occasione. Alla luce dei fatti attuali, non sarebbe stato un dettaglio di poco conto. Insomma, un vero caos che, conoscendo le abitudini di Massi e dei suoi collaboratori, difficilmente verrà chiarito come sarebbe invece doveroso fare nei confronti di una tifoseria che merita rispetto.
A scanso di equivoci, secondo noi il treno Fedeli è ormai passato. Ciò non toglie che un grandissimo numero di tifosi, sottoscritto compreso, chieda un progetto chiaro e trasparente, accettando anche di lottare per la salvezza per uno o due anni.
In alternativa, qualora all’interno della società si tema di ripetere quanto accadde durante la presidenza di Roberto Pignotti, si abbia il coraggio di cedere la Samb. Anche gratuitamente, se davvero si vuole bene ai colori, alla storia e al futuro di una squadra che nel Piceno è ormai più che surclassata dalla cugina Ascoli.
Il sogno dell’appartenenza
Mi auguro infine che venga costruita una squadra capace di sviluppare nel tempo un vero senso di appartenenza, come accadeva ai tempi di Astraceli, Buratti, Beni, Chimenti e Cagni, capitani formidabili e autentici punti di riferimento. Uno spirito che nella Sambenedettese manca ormai da quasi quarant’anni.
Lo dimostrano le cene che l’ex Samb Bruno Ranieri organizza ogni anno con gli ex rossoblu: gruppi che, dopo avere condiviso lo spogliatoio, sono diventati una vera famiglia. Oggi, al contrario, il continuo via vai di calciatori rende difficile persino ricordarne i volti. Questo dovrebbe essere il sogno di chi presiede la Samb e ama veramente la nostra gloriosa squadra di calcio.

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