ASCOLI – Si è svolta domenica sera ad Ascoli Piceno la tradizionale Pastasciutta antifascista, iniziativa promossa ogni anno dall’ANPI e da numerose associazioni democratiche. L’edizione 2026 è stata preceduta da un acceso dibattito nato dopo il diniego, arrivato all’ultimo momento, all’utilizzo dei locali di una parrocchia che aveva ospitato la manifestazione negli anni passati. L’evento è stato quindi trasferito nella parrocchia di San Marcello, con il consenso del vescovo monsignor Gianpiero Palmieri.
La vicenda ha alimentato un vivace confronto cittadino, culminato anche con la comparsa di uno striscione anonimo di contestazione nel centro storico della città delle Cento Torri, insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare per attività partigiana.
Impossibilitato a partecipare perché impegnato nelle celebrazioni della Madonna della Marina a San Benedetto del Tronto, il vescovo Palmieri ha comunque voluto far pervenire un lungo messaggio, letto integralmente nel corso della serata.
Nel testo il presule chiarisce innanzitutto le ragioni del cambio di sede. «Abitualmente le parrocchie non ospitano iniziative di partiti politici, né di movimenti e collettivi politici; è questo il motivo del “no” di padre Floribert. Ma perché non sembri che il motivo sia il tema – l’antifascismo – ho deciso, vista la disponibilità di don Daniele e in via eccezionale, di ospitare la cena a San Marcello».
Palmieri ribadisce quindi che la Chiesa non intende identificarsi con alcuna forza politica, ma richiama il valore costituzionale dell’antifascismo. «I cristiani e tutti gli italiani sono invitati a ritrovarsi uniti intorno a quei valori sui quali fonda la nostra vita comune, codificati nella nostra Costituzione. Tra quei valori si colloca l’antifascismo».
Il passaggio centrale del messaggio è una presa di posizione netta: «I cristiani quindi non si dividono sull’antifascismo» e ancora «Non possiamo non dirci antifascisti», perché il fascismo «negò libertà fondamentali, introdusse le leggi razziali e trascinò il Paese nella guerra».
Il vescovo ricorda anche il contributo della Chiesa ascolana durante la Resistenza, citando il vescovo Ambrogio Squintani, il sacrificio di sacerdoti perseguitati dal regime e la partecipazione di molti cattolici alla lotta partigiana. Un richiamo che lega la memoria storica all’identità della città, decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Nel suo intervento Palmieri cita inoltre figure come Paolo VI, Pio XI, Giorgio La Pira, Tina Anselmi e Aldo Moro, sostenendo che l’antifascismo «non è ideologia di parte ma una felice convergenza di posizioni», espressione utilizzata proprio dallo statista democristiano durante i lavori dell’Assemblea Costituente.
Il messaggio affronta anche il tema del rapporto tra Chiesa e politica, sottolineando come la comunità ecclesiale debba mantenere la propria autonomia dai partiti, pur continuando a difendere valori come la dignità della persona, il bene comune, la solidarietà e l’accoglienza.
«L’insegnamento della Chiesa, fondato sulla Scrittura, sulla Tradizione e sulla fede dell’intero popolo di Dio – conclude Palmieri – non può che essere anche antifascista. E questo insegnamento deve essere sempre ribadito anche dal vescovo, che certamente non intende fare propaganda a nessun partito politico».

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