SAN BENEDETTO – Maicheal Habeeb Jousif è in Italia da quattro anni. Di origine assira caldea e di fede cristiana, ha ottenuto asilo politico dopo aver vissuto in Turchia e in Grecia. Divorziato, ha due bambini che vivono in Austria. In Italia lavora come cartongessista e piastrellista.

Sabato mattina presto la polizia locale sgombera i rifugiati che dormivano nel terreno della chiesa. Un residente racconta che le operazioni sono state “molto movimentate”, tanto da richiedere l’intervento della polizia di Stato a supporto degli agenti locali.

Prima dell’aggressione serale Habeeb avrebbe inveito contro le forze dell’ordine e minacciato di morte alcuni agenti durante lo sgombero, venendo portato in commissariato e denunciato a piede libero. Successivamente sarebbe tornato nella zona, rendendo necessario un nuovo intervento delle forze dell’ordine.

Secondo quanto confermato da Habeeb e dal direttore della Caritas, durante il trasferimento in commissariato Picenambiente e la polizia locale gettano nella spazzatura i suoi averi: uno zaino con le chiavi del lavoro e una tuta appartenuta al fratello, morto due anni fa.

“Non si può omettere la causa scatenante di questa reazione, non giustificabile”, dichiara don Gianni Croci, direttore della Caritas, riferendosi allo zaino con documenti ed effetti personali finito nella spazzatura durante lo sgombero: “E non solo a quella persona”.

Nel corso della giornata la notizia scatena una protesta spontanea nel centro di San Benedetto. Habeeb, per sua stessa ammissione, nel frattempo beve dodici birre.

In serata, sul ponte sul fiume Albula, l’incontro con Giuseppe Barboni, attivista di Futuro Nazionale. Dopo un breve tentativo di dialogo per convincerlo ad allontanarsi, Barboni lo placca e lo scaraventa a terra. Filma la scena e in seguito diffonde il video del pestaggio sui propri canali social, scatenando un’ondata di polemiche. Habeeb riporta traumi fisici.

Martedì mattina Habeeb si reca in questura e sporge denuncia contro Barboni. La Procura della Repubblica di Ascoli Piceno apre un fascicolo.

Sulla vicenda interviene anche il procuratore capo della Repubblica di Teramo, Ettore Picadi, che parla di segnali estremi: chi dà fastidio, osserva, rischia di essere brutalmente picchiato anche senza mettere in pericolo l’incolumità di nessuno, proprio perché le forze dell’ordine non intervengono sul posto — una dinamica sostenuta, aggiunge, da “molti benpensanti pure vessilliferi di presunti valori”.

In serata di martedì arriva la presa di distanza di Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, interpellato da AdnKronos: “Sono sempre contro la violenza, se non giustificata da legittima difesa. Vedo solo oggi il video in questione e questo non mi sembra il caso”.

Anche il sindaco Nicola Mozzoni interviene: “Niente si può e si deve risolvere con la violenza, come ciò che è accaduto ieri. La nostra posizione è netta e sempre schierata con le istituzioni e nella legalità”.

Le domande del M5S

Sulla vicenda interviene anche il consigliere comunale Tony Alfonsi (M5S), che parla di un “episodio grave e imbarazzante che, con ogni probabilità, avrebbe potuto essere prevenuto attraverso una gestione più tempestiva e coordinata”. Alfonsi chiede al sindaco di chiarire “se siano state effettuate valutazioni sanitarie, quali soggetti istituzionali siano stati coinvolti” e perché una situazione nota da ore non sia stata “ricondotta in condizioni di sicurezza prima che degenerasse durante la notte”.