SAN BENEDETTO – Come hanno osservato in molti, fra i quali il giornalista sambenedettese Remo Croci con un lungo post su Facebook, dal confronto tra tre probabili candidati sindaco andato in scena su Vera Tv sono uscite poche indicazioni utili. Per alcuni a causa di domande poco incisive e di risposte quasi inevitabilmente simili, e perché si è parlato troppo poco dei quartieri, cioè dei luoghi nei quali si conoscono davvero i problemi più urgenti della città. Il risultato è stato un dibattito troppo moscio.

A questo aggiungo un’altra considerazione. L’esclusione di Giuseppe Barboni, che aveva annunciato la propria candidatura con una conferenza stampa esattamente come Nicola Mozzoni e Giorgio Fede, meritava almeno una spiegazione pubblica. Tanto più perché nessuno, ad oggi, ha chiarito il motivo del mancato invito. Una scelta del genere, se non motivata, inevitabilmente ha generato perplessità tra i cittadini sambenedettesi.

Barboni, oltretutto, avrebbe potuto anche vivacizzare il confronto. In ogni caso, una precisazione è necessaria: chi oggi viene indicato come possibile sindaco è ancora, appunto, un probabile candidato. La conferenza stampa rappresenta un primo passo politico, ma il momento decisivo arriverà il 24 aprile, con la presentazione delle liste.

Ed è proprio sulle liste che occorre essere chiari. Una lista ha senso quando rappresenta una reale squadra di governo, chiamata ad affiancare il sindaco in consiglio comunale e nell’azione amministrativa. Diventa invece una forzatura, se non peggio, quando le liste si moltiplicano soltanto per fare numero, illudendo aspiranti consiglieri destinati magari a raccogliere appena i voti di famiglia, ma utili a sommare consensi. Una pratica che andrebbe abolita.

Ha ragione chi sostiene che le radici di una città siano nei quartieri. È lì che si conoscono meglio criticità, priorità e bisogni reali. Per questo raccolgo l’idea e annuncio fin da ora che, domani, primo ospite di “Punto. E a capo” sarà Alessio Gasparrini, presidente del quartiere Salaria. Di seguito gli altri.

Il punto centrale, però, è un altro: i cittadini non sono soddisfatti. San Benedetto, nonostante le sue enormi potenzialità, attraversa una fase di decrescita in più settori. Dopo il grande lavoro dei pionieri, si è vissuto troppo di rendita, mentre altrove la concorrenza cresceva e si organizzava meglio.

L’esempio più evidente è il turismo. Non bastano più una bella spiaggia e un lungomare bellissimo. Lo scrivevo già nel 1992: “Palme, sole e mare non bastano più”. Da allora, però, si è fatto troppo poco per costruire un’offerta davvero nuova, moderna e competitiva.

E non bastano neppure slogan come quello della doppia provincia. Senza fatti concreti, restano parole. Servirebbe invece una reale centralità  e condivisione di tutto il territorio piceno: un ospedale di Primo Livello a metà strada tra le due città, un nuovo tribunale in posizione più baricentrica, una valorizzazione autentica dei borghi dell’entroterra. Nulla di tutto questo è stato realizzato. Così la doppia provincia finisce per restare un’idea vuota, ancor più oggi che le Province non hanno più il peso politico e amministrativo di un tempo.

Se, al contrario, fosse stato costruito un progetto territoriale serio, la centralità del Piceno sarebbe arrivata quasi da sola, indipendentemente da una nuova denominazione istituzionale. E avrebbe dato slancio a un territorio che oggi, anche dal punto di vista turistico, continua a non avere una visione chiara.

Infine c’è il tema dell’ospedale. Se già la precedente amministrazione aveva accettato l’assurdità di localizzarlo a Ragnola, in piena zona turistica e a cento metri dal mare, l’eventuale conferma di quella scelta da parte del futuro sindaco rappresenterebbe un altro colpo pesante allo sviluppo cittadino. E a quel punto parlare di decrescita non sarebbe più una previsione, ma una certezza.

NOTA: come sua abitudine da venti anni, Riviera Oggi organizzerà  i confronti tra i candidati subito dopo il 24 aprile, giorno ultimo per la presentazione delle liste.