SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Siamo vicini al blocco”. È un messaggio netto, privo di attenuanti, quello lanciato da Marilena Fusco, Direttrice Nazionale PescAgri Cia, al termine dell’incontro con la marineria sambenedettese, ospitato nella sede dell’Associazione Pescatori Sambenedettesi e organizzato con l’agenzia Logos Notizie.

L’incontro ha fatto emergere una realtà che non lascia spazio a interpretazioni: il settore della pesca è sotto pressione estrema. PescAgri, l’associazione promossa da Cia-Agricoltori Italiani per rappresentare e valorizzare la pesca professionale, l’acquacoltura e le attività connesse, denuncia una crisi strutturale aggravata dal contesto internazionale.

Fusco non usa mezzi termini: i costi sono diventati insostenibili e la guerra, insieme al caro carburante, ha accelerato un processo già critico. “I problemi sono innumerevoli e riguardano tutte le marinerie italiane. Da San Benedetto del Tronto arriva una richiesta chiara: servono risposte immediate da Regione Marche e Ministero”, ha spiegato.

Tra le proposte avanzate, la rimodulazione del fermo pesca, che secondo PescAgri potrebbe offrire un margine di respiro alle imprese. Ma il nodo centrale resta uno: senza interventi concreti, il rischio è la paralisi. “Se si fermano le imbarcazioni”, avverte Fusco, “si interrompe l’intera filiera agro-ittica. E le conseguenze ricadranno anche sui consumatori, che si troveranno davanti a un mercato dominato da pesce importato e spesso meno controllato”.

A rendere ancora più evidente la gravità della situazione è la testimonianza diretta degli operatori. L’armatore sambenedettese Pietro Ricci individua nel caro gasolio il problema più urgente: “L’aumento repentino dei prezzi ci impedisce di generare reddito. Senza un tavolo tecnico e risposte immediate, il blocco del settore sarà inevitabile”.

Le conseguenze, secondo Ricci, sarebbero devastanti: perdita di posti di lavoro, crisi imprenditoriale diffusa e la progressiva scomparsa del pesce fresco locale dalle tavole.

Sulla stessa linea Michele Del Zompo, presidente dell’Associazione Pescatori Sambenedettesi, che ha ospitato l’incontro: “Non è più possibile sostenere questi costi. Le nostre imprese e le nostre famiglie non riescono più a reggere. Questo incontro è solo un primo passo per sollecitare interventi urgenti”.

A chiudere il quadro, anche una riflessione dal punto di vista umano e sociale. Don Giuseppe Giudici, Direttore dell’Ufficio Apostolato del Mare, sottolinea il clima di sfiducia crescente tra i lavoratori del mare: “I marinai sono scoraggiati. I problemi si susseguono senza sosta e oggi il caro gasolio è solo l’ultimo. Se nulla cambia, si fermeranno a breve”.

Il segnale è chiaro: non si tratta più di una crisi ciclica, ma di un possibile punto di non ritorno. Senza interventi strutturali e immediati, il rischio non è solo economico, ma sistemico: la scomparsa di un intero comparto produttivo e di una parte fondamentale dell’identità costiera italiana.