SAN BENEDETTO – Riceviamo e pubblichiamo l’appello di Sandro Tentella, portavoce dei familiari dei ragazzi che frequentano lo Cser centro diurno L’Arcobaleno:
“Volevo segnalare che ad oggi 19 novembre al centro diurno Arcobaleno non hanno i riscaldamenti funzionanti perché qualcuno si è dimenticato di fare i lavori di ripristino degli impianti già decisi e appaltati dal mese di agosto .
Credo che questo sia inconcepibile ed un nuovo segnale che in questo comune le persone con disabilità vengano considerate come degli ultimi.”
Il “Cediser l’Arcobaleno” è il Centro Socio Educativo Riabilitativo (CSER) diurno di San Benedetto, dedicato a persone con disabilità che hanno terminato la scuola dell’obbligo. È una struttura che offre attività educative, riabilitative e di inserimento sociale.

Ha la funzione di fornire servizi diurni a persone disabili, con un’attenzione particolare alle loro capacità relazionali e all’integrazione nella comunità.
E’ aperto dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, fornisce agli ospiti il servizio mensa e organizza attività educative e riabilitative .
A fronte dei fondi stanziati per il riammodernamento della struttura, il centro è stato sottoposto, già dalla scorsa estate, ad una serie di interventi di manutenzione sia interni che esterni.
Il CEDISER è frequentato ogni giorno da ragazzi con disabilità, giovani che hanno bisogno di attenzioni particolari, cure costanti e ambienti sicuri. Eppure, ciò che per molti è scontato, come il calore di un termosifone nelle giornate fredde, per loro sembra essere diventato un lusso.
Ad oggi, all’interno del centro i termosifoni non funzionano .
Ieri, 19 novembre, i familiari degli ospiti hanno ricevuto dalla direzione la comunicazione che riportiamo di seguito:
Oggetto: Temporaneo malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento C1 –
Gentili Famiglie,
si comunica che, a causa di un improvviso malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento presso il CSER 1, attualmente non è possibile garantire un’adeguata climatizzazione degli ambienti.
I tecnici hanno già effettuato un primo sopralluogo e i lavori di ripristino sono programmati per lunedì 24 novembre, data in cui dovrebbero avere inizio gli interventi necessari. Fino a tale data, pur mantenendo regolarmente aperto il servizio, le temperature interne potrebbero risultare più basse del consueto.
Pertanto, si invitano le famiglie a vestire i propri congiunti in modo adeguato alle temperature, preferendo abbigliamento caldo e a strati.
Sarà nostra cura aggiornarvi tempestivamente sull’evoluzione della situazione.
Ringraziamo per la collaborazione e la comprensione.
Abbiamo raccolto una seconda testimonianza, quella di Miriam Galdenzi, mamma di due giovani ragazzi con disabilità di cui uno ospite del centro diurno:
“Le temperature scendono e gli ambienti sempre più freddi mettono a rischio la salute e il benessere dei nostri figli che già affrontano ogni giorno sfide che molti nemmeno immaginano. È difficile accettare che, nonostante le promesse e le richieste avanzate, non siano riusciti a garantire in tempo un servizio essenziale come il riscaldamento.
Non si tratta di un capriccio né di una pretesa impossibile. Si tratta di tutela, di dignità, di diritti. Il ritardo nell’allestimento dei termosifoni non è solo un problema logistico: è il segno evidente di una mancanza di attenzione e di priorità.I nostri ragazzi non possono aspettare procedure lente o organizzazioni approssimative. Hanno bisogno di ambienti adeguati, e ne hanno bisogno ORA.
Molti di loro non hanno la possibilità di far sentire la propria voce, di dire “ho freddo”, “non sto bene”, “non è giusto”. Per questo dobbiamo parlare noi.
Chiediamo che le persone che si occupano del servizio intervengano immediatamente e che si assumano le proprie responsabilità al fine di garantire il rispetto di un diritto fondamentale: quello di stare in un luogo sicuro e confortevole.
Chi lavora nelle istituzioni dovrebbe avere a cuore soprattutto chi non può difendersi da solo. È il momento di aprire gli occhi, di ascoltare e di agire. I nostri figli meritano rispetto, attenzione e calore, non solo quello dei termosifoni, ma quello della comunità che dovrebbe proteggerli.” Miriam Galdensi, mamma di Michele.

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