SAN BENEDETTO – C’è chi scopre la pittura da bambino, seguendo l’istinto dei colori, e chi invece la incontra più tardi, quasi per caso, come una chiamata inattesa. È la storia di Monica Alberti, romana di origine e oggi residente a Monteprandone, che solo di recente ha iniziato a dipingere. La sua prima opera non poteva essere più sorprendente: il ritratto di San Charbel Makhluf, il monaco libanese nato nel 1828 e proclamato santo da papa Paolo VI nel 1977, venerato in tutto il mondo per la sua spiritualità silenziosa e profonda.
Oggi, nella trasmissione web Arti & Scienza, la nostra redazione ha accolto Monica, neopittrice che da poco ha intrapreso il suo cammino artistico e l’abbiamo intervistata con molto piacere.
Monica, malata oncologica, ci ha aperto il suo cuore raccontandoci il percorso di vita che l’ha portata ad avvicinarsi alla pittura. Fino a meno di un anno fa non aveva mai impugnato un pennello e, come lei stessa ricorda con un sorriso, non riusciva neppure a disegnare una “semplice casetta”.
“Ho avuto il cancro a soli 23 anni. Sono stata operata e, per 30 anni sono stata bene.
Purtroppo, circa due anni fa, il ‘mostro’ – come lo chiamiamo noi – si è ripresentato: un cancro alla tonsilla.
Ho affrontato un vero e proprio calvario di 40 giorni, che io chiamo “la Passione”. Ho iniziato la chemioterapia accompagnata dalla radioterapia proprio il Giovedì Santo.
Finito tutto il ciclo, per noi malati oncologici inizia l’iter dei controlli: TAC, risonanze, PET, esami che si fanno per vedere se la malattia è stata sconfitta.
Circa 2-3 mesi dopo il termine delle cure per il cancro alla tonsilla, mi hanno riscontrato un altro tumore, questa volta al polmone sinistro. Ero stanchissima e ho detto: “Signore mio, non ce la faccio a tornare a Roma”.
Premetto che tutti gli interventi e le varie terapie le avevo sempre fatte a Roma. Ma questa volta mi sentivo davvero senza forze. Ho pregato il Signore: «Non ce la faccio ad andare lì da sola, fammi trovare una strada qui nelle Marche».
Nel frattempo, continuava a comparirmi davanti l’immagine di un Monaco libanese che non conoscevo: San Charbel. Mi appariva in continuazione: su facebook, su google, you tube. Ho letto ed approfondito la sua storia e biografia, e mi ha colpito subito la sua profonda umiltà. Ho iniziato a pregarlo, chiedendogli di aiutarmi a trovare una strada per poter essere operata qui, nelle Marche”.
Monica, in cerca di un chirurgo che potesse operarla, si è rivolta al primario di chirurgia toracica dell’ospedale di Torrette di Ancona, il dottor Majed Refai. Colpita dal suo nome insolito, gli chiese quale fosse la sua origine e lui le rispose di essere libanese: “In quel momento ho capito che era stato proprio San Charbel a guidarmi fino a lui. Il giorno dell’intervento sono entrata in sala operatoria con l’immagine di San Charbel. Il dottore era molto incuriosito da questa mia devozione: non mi ha mai detto nulla, ma guardava in continuazione quella immagine che io tenevo anche sul comodino. L’intervento è andato bene e, dai controlli successivi, non è risultata più alcuna traccia del tumore al polmone. Poco tempo fa ho ricevuto un dono dal Signore: la pittura. Non sapevo assolutamente disegnare né dipingere, e adesso non posso più lavorare a causa delle mie patologie. Ma il Signore mi ha fatto scoprire la pittura”.
Monica si sente spinta a dipingere e inizia proprio con il ritratto di Charbel. “Dipingere il suo volto è qualcosa che sento profondamente nel cuore. Il mio desiderio è di far entrare San Charbel nelle case della gente, attraverso i miei quadri, per farlo conoscere e per portare pace e benedizione. Vorrei farlo conoscere a più persone possibili, perché è un Santo davvero profondo.
Ringraziamo di cuore Monica per la sua testimonianza. Per ulteriori informazioni: Monica Alberti, cell. 345 4007085; indirizzo mail: mamygiamby25@gmail.com

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