SAN BENEDETTO – Segue, nel virgolettato, il comunicato stampa del S.A.P. (Sindacato Autonomo di Polizia) in merito a quanto accaduto nel post L’Aquila-Sambenedettese. Recante la firma del Segretario Provinciale, Massimiliano D’eramo.

 

“Esattamente tre mesi fa auspicavamo che le trasferte non fossero vietate e questo al fine di non punire donne, uomini o bambini solo in virtù di una residenza che non corrisponde alla città dove si gioca la partita, cercando invece di favorire l’accesso degli sportivi allo stadio, in uno stadio sempre più sicuro e soprattutto ospitale, adatto al gioco del calcio. Il concetto guida da noi espresso era sostanzialmente questo: occorre punire chi commette i reati non chi vuole solo assistere a una partita di calcio.

Ebbene, fatta questa breve premessa, oggi non possiamo purtroppo notare che chi dovrebbe mantenere i nervi saldi, alimenta invece con delle dichiarazioni ulteriori tensioni che ricadono poi inevitabilmente su chi, giornalmente, è chiamato a gestire difficili situazioni di Ordine Pubblico, ovvero le Forze dell’Ordine.

Ho avuto modo di ascoltare e di leggere ultimamente le dichiarazioni del DG de L’Aquila Simone Bernardini, del presidente dell’Avezzano Andrea Pecorelli, nonché la risposta del patron della Sambenedettese Vittorio Massi.

Partendo dal presupposto che viviamo in uno stato democratico, e ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di dire la sua, è però anche vero che è importante evitare dichiarazioni che possano alimentare ulteriori conflitti ed inutili tensioni. Purtroppo, a volte sembra che non si tragga insegnamento dagli errori passati. Le parole possono davvero avere un impatto negativo, in particolare se non vengono usate con la giusta responsabilità.

Se ci siano stati degli errori o meno nella gestione del “Sistema Sicurezza” a L’Aquila durante l’incontro l’Aquila – Sambenedettese”, saranno gli organi competenti a valutarlo, ma non bisogna strumentalizzare questa situazione. Ogni situazione complessa può presentare degli errori nella gestione, ma strumentalizzarla non aiuta a risolvere i problemi, anzi, rischia di complicare ulteriormente la situazione. Credo che sia fondamentale affrontare la questione in modo costruttivo, cercando di analizzare gli errori senza ricorrere ad accuse che possano alimentare divisioni.

Adesso, per calmare gli animi, il nostro invito è quello di ricercare delle soluzioni concrete, piuttosto che il conflitto, per evitare di ripetere gli stessi sbagli e permettere a tutti in un prossimo futuro ad assistere solo ad un incontro dello sport più bello e seguito al mondo, ovvero il calcio, senza dover necessariamente ricorrere ad una partita a porte chiuse o con delle forti limitazioni, semmai fosse, ne usciremmo tutti sconfitti”.