ITALIA – Ogni 25 novembre si commemora la lotta contro la violenza sulle donne, reso istituzionale dalle Nazioni Unite nel 1999 a seguito dell’assassinio di tre sorelle Mirabal, avvenuto nel 1960 durante il periodo di dittatura che viveva in quegli anni la Repubblica Dominicana. Le tre sorelle venivano chiamate “mariposas”, ovvero farfalle che hanno combattuto per la libertà del loro Paese e la loro scomparsa divenne un importante simbolo di ribellione.
Nonostante le importanti battaglie portate avanti negli ultimi decenni, i dati ad oggi sono ancora preoccupanti: 100 donne uccise nell’arco di quasi un anno nel territorio italiano. “È un comportamento che non trova giustificazioni, radicato in disuguaglianze, stereotipi di genere e culture che tollerano o minimizzano gli abusi, che si verificano spesso anche in ambito familiare – sottolinea il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – Quanto fatto finora non è, tuttavia, sufficiente a salvaguardare le donne, anche giovanissime, che continuano a vedere i loro diritti violati. È un’emergenza che continua. Si tratta di madri, sorelle, figlie, persone con sogni e progetti che vedono violato il diritto di poter vivere una vita libera e dignitosa, donne che lottano per la propria indipendenza, per poter scegliere il proprio destino“.
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, lega l’aumento della violenza sulle donne e i femminicidi alla presenza di immigrati irregolari, parole omofobe e contrarie ai dati rinvenuti dall’ISTAT che stabilisco che il 94,3% delle donne italiane è vittima di uomini italiani e che le morti violenti avvengono soprattutto nelle relazioni di coppia. Da questi dati è importante iniziare ad accrescere una maggiore consapevolezza sul rispetto della donna, imparare a costruire forme di dialogo più inclusive sia nei contesti scolastici, sia nei contesti lavorativi. La violenza di genere non si esprime solo negli atti più violenti ma in ogni contesto della vita quotidiana, dall’utilizzo di un linguaggio retrivo e sessista nei comparti lavorativi, nella disparità retributiva tra uomo e donna e nella cura degli figli e delle faccende domestiche. La violenza sulle donne è il frutto di una cultura storicamente patriarcale basata sulla “legge del padre”, una cultura malata ma ancora presente, nascosta in forme di prevaricazione lavorative dell’uomo e di un potere, in generale, ancora troppo persistente nelle mani solo di quest’ultimo. Gioca un ruolo fondamentale l’educazione nei bambini, ricordandoci che dove non possono arrivare la famiglie che siano le istituzioni ad intervenire con misure più mirate.

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