PORTO D’ASCOLI – Sabato 25 maggio, presso il Teatro Parrocchia Cristo Re di Porto d’Ascoli, è andato in scena lo spettacolo teatrale “A ste donne gli diciamo di tutto”, pensato e realizzato nei dettagli dai ragazzi del gruppo Scout del San Benedetto 1. 

Circa 200 persone hanno gremito il teatro per assistere ad un spettacolo che, con coraggio, affrontava il delicato tema – o meglio Capitolo – del femminicidio: i Rover e le Scolte del Clan Fuoco Airone si sono fermamente schierati contro la violenza sulla donne.

In particolare, sulle assi di legno sono stati portati pensieri e riflessioni che sono diventati battute, movimento, facce. Il Capit0lo è culminato nella veglia R/S che rappresenta la cuspide di un percorso educativo e di condivisione significativo per la comunità R/S. Un metodo comunicativo e di espressione che coinvolge il pubblico, senza fissarlo nel ruolo di uno spettatore passivo, ma, piuttosto, di un attore ricettivo e sensibile con rispetto alle tematiche affrontate. È lo strumento per eccellenza attraverso il quale la comunità R/S esce dalla sede e comunica con il territorio e svariate sono le modalità: dal canto, alla musica, alla recitazione.

Io Rover, Io Scolta

C’è sempre un po’ di emozione quando si decide di realizzare una veglia: per noi è il tempo in cui riprendere in mano la ricchezza di un cammino percorso, di mettere a fuoco i messaggi importanti che vogliamo condividere; è un tempo di fantasia, manualità, impegno. È una fatica, certo, ma ne vale la pena! Per noi la veglia è un’occasione unica per esprimerci e manifestare il nostro pensiero critico: è abbastanza facile metterci la faccia quando siamo tra noi; aprirci all’esterno per condividere pensieri, considerazioni, opinioni, è più complesso ma fidante. Ci rendiamo conto che quest’apertura è un esercizio prezioso per imparare nella quotidianità la fatica e il valore della coerenza di ciò in cui crediamo e che si vuole narrare.

La Capo Fuoco ci ha aiutato a elaborare in modo più attento la veglia R/S e a comprenderne le caratteristiche perché potessimo sfruttarla al meglio. Durante quest’anno, nel nostro gruppo scout, abbiamo avuto l’opportunità di esplorare un tema di grande rilevanza sociale; abbiamo affrontato un capitolo molto importante e delicato che, riguarda il femminicidio e la violenza domestica. Questo percorso ci ha permesso di conoscere le cause profonde di un fenomeno così tragico e diffuso. Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare testimonianze dirette e di dialogare con figure professionali esperte. Grazie a questi incontri, abbiamo imparato a riconoscere i segnali di violenza, a comprenderne le conseguenze e, soprattutto, a conoscere le strategie per prevenirla e contrastarla.

Io Capo

Aver fiducia e rispettare l’autonomia dei ragazzi, i loro sogni e la loro fantasia è essenziale. Esprimere il proprio pensiero in pubblico non è mai facile; attraverso la veglia R/S fornisco al rover e alla scolta uno strumento per raccontare ciò che pensano all’interno di un “contesto controllato”. La veglia è il frutto di esperienze e riflessioni nelle quali i ragazzi si sono allenati al processo democratico del confronto e dello scontro dialettico. Con la veglia aiuto i ragazzi a mettersi in gioco, ognuno con le proprie competenze e capacità. Li incoraggio a mettere a disposizione della comunità il proprio saper fare e saper essere, i propri talenti e, attraverso modalità comunicative non ordinarie, favorisco il protagonismo di ragazzi introversi o poco coinvolti.

È uno strumento per educare gli R/S alla progettualità. La veglia parte sempre da un’esperienza che si vuole raccontare e attraverso un progetto si designano i ruoli, si scandiscono i tempi ,si pianifica il lavoro su se stessi, mentre comunitariamente si lavora alla scrittura o alla scelta dei testi, delle musiche e dei tempi; il progetto della veglia prende forma e si modifica per rendere più efficace il messaggio che si vuole narrare. In ogni atto il protagonista è il ragazzo. Tutti devono contribuire.

 

I ringraziamenti vanno a Simone Ciotti per aver diretto i ragazzi nella parte artistica e aver cantato “Le donne lo sanno“; a Diego Pasqualini e Manuel Liberati per la parte tecnica di luci e microfoni; a Don Matteo Calvaresi che ha curato l’aspetto religioso culturale; a Don Gian Luca Rosati per aver concesso il teatro e per la sua gentilezza e disponibilità. Un grazie va anche alle professioniste che hanno guidato i ragazzi: la psicologa Anna Giuseppina Mandolini e la dottoressa Liliana Talamonti.

Il riconoscimento più prezioso, infine, va ai ragazzi del Clan Fuoco per la tenacia e la premura con cui hanno affrontato il tema della violenza di genere. Con vigore hanno tenuto lo sguardo fermo, senza voltarsi dall’altra parte. Perché questo spettacolo non resti rondine senza Primavera, è già stata richiesta una replica al Teatro Concordia di San Benedetto.