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San Benedetto – Interessano ancora alla città le vicende della Sambenedettese Calcio? Sicuramente meno, molto meno di qualche anno fa. L’attuale fallimentare gestione sta ‘sfinendo’ un amore lungo 67 anni. È un “versamento di sangue” che va arrestato prima che sia troppo tardi. Molto non manca!

Perché 67 anni? Era il 1956 quando  (vedi foto) nacque l’amore per la Samb, grazie ad una promozione insperata tra i cadetti che cambiò radicalmente una passione fino a quel momento ai livelli di tutte le altre città marchigiane: Fermo, Jesi, Porto San Giorgio, Civitanova, Sant’Elpidio, Senigallia, Fano. Ascoli, Grottammare, Recanati, Centobuchi eccetera. Squadre che in quegli anni erano tra Quarta serie, Promozione e Terza Categoria.

Il salto in serie B ci fece diventare la regina calcistica delle Marche e con poche rivali nelle altre regioni in riva all’Adriatico.

Soffiammo il traguardo della serie cadetta alla squadra di Carbonia, la Carbosarda. Sardi che fallito l’obiettivo non sono più arrivata nei campionati che contano. Poteva accadere l’inverso.

Quei primi sei campionati di serie B, diedero inizio ad una passione così forte da resistere fino ai nostri giorni, nonostante cocenti delusioni. Insomma, senza quell’exploit, clamoroso per quei tempi, oggi probabilmente avremmo un numero di tifosi da società dilettantistica o poco più.

Però, guai ad illudersi che tutto continuerà all’infinito o a cullarsi sugli allori. Ho motivo di ritenere che siamo ad una svolta decisiva e quindi importante se non determinante. Inutile nascondere che abbiamo finora perso tanti pezzi di tifoseria, a vantaggio di Ascoli principalmente.

Affermare che siamo agli sgoccioli non è sbagliato o fuori luogo. Per questo motivo è indispensabile non fare più errori in un momento che considero l’ultimo bivio per l’auspicata e sempre più difficile rinascita.

Squadre gloriose come Vercelli e Casale ad esempio hanno solo “tifosi della curva” mentre la città ha totalmente abbandonato la squadra, nonostante abbiano vinto rispettivamente 7 e 1 scudetti. A Vercelli hanno recentemente toccato la serie B, dopo 80 anni.

Ma passiamo al presente. Si fanno nomi di potenziali acquirenti provenienti da Roma. Per esempio di Roberto Di Paolo, oggi presidente dell’Ostia Mare dove pare che non si trovi benissimo per via di dissidi per lo stadio, con il Comune di Roma. Per chi non lo sapesse Ostia o Lido di Ostia è una frazione della capitale, non ha un sindaco, quindi un Comune proprio.

Persone molto vicine alla società ostiense ci hanno assicurato che non c’è nessuna trattativa ma anche che la famiglia Di Paolo, precisamente il presidente della formazione romana, ha avuto altre squadre che ha sempre trattato molto bene. Mai ritardi pagamenti o altre amenità che hanno contraddistinto tanti presidenti della Samb nell’ultimo trentennio.

È una persona precisa e senza peli sulla lingua. Se dice uno è uno, se dice due è due”. Parole colorite di chi lo conosce bene e ha lavorato con lui. “Non mi risulta che stia pensando alla Sambenedettese. Anche perché non è persona che si nasconde, anzi la trasparenza è un suo forte”.

Di certo è un grande appassionato del calcio vero, magari quello di una volta che oggi non c’è più.

Tutti motivi per cui non sembra proprio possibile che possa interessarsi di una società come la nostra piena di debiti. Conosciuti e sconosciuti. Bisogna quindi stare attentissimi se la Samb dovesse essere ceduta. Solitamente, chi si accolla debiti, è un presidente che non ha intenzioni serie, quindi in grado di farci… risorgere. Salvo eccezioni al momento non individuabili.

Sì risorgere, perché in questo momento la nostra gloriosa storia centenaria e direi anche leggendaria squadra di calcio è praticamente ‘morta’, per i motivi sopra espressi. Motivi che noi, a Scienziati nel Pallone, abbiamo evidenziato.

La città l’ha abbandonata seppur non per volontà propria. Trentacinque anni con qualche piccolo segnale di risveglio non sono pochi. Aumentano di giorno in giorno i sambenedettesi che il lunedì sera non conoscono il risultato della Samb. Più chiaro di così.

Cosa che a me crea grande dolore e fastidio, abituato a sportivi che non andavano a cena fino a quando Espresso Rossoblu non arrivava nei loro bar preferiti. Un altro anno così e tutto rischia di finire, perché nulla è eterno e non sarebbe la Samb ,se avesse una potenzialità intorno ai 1000 spettatori e mai di più, se, non in occasioni molto particolari.

Significa che, chi l’ha vista giocare in serie B e anche lottare per la serie A, ha oramai una bella età ed è nauseato da quando è successo negli ultimi 7 lustri con rare eccezioni.

Le forze (tifosi) fresche sono come le mosche bianche e mi viene in mente il famoso detto che recita così: per costruire servono anni, per demolire basta un attimo. Non è proprio un attimo ma la strada sembra quella.