SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riportiamo e pubblichiamo un comunicato stampa, giunto in redazione, il 6 novembre, dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno.

Ufficialmente Coltivatore diretto durante la settimana, si era inventato ristoratore di prodotti Km Zero nei weekend, organizzando cene ed eventi all’interno della propria abitazione, adibita, per le occasioni, ad un vero e proprio locale ristorativo.

Era questa l’attività svolta da un agricoltore dell’entroterra sambenedettese che, ogni fine settimana, proponeva piatti e pietanze “certificati”, per lo più provenienti dalle proprie coltivazioni.

Una “certificazione”, tuttavia, non rinvenuta in alcuno degli Uffici pubblici ai quali compete il rilascio delle autorizzazioni e delle licenze per la somministrazione di cibi e bevande, così come anche del tutto sconosciuta è risultata l’attività di ristorazione agli Uffici Finanziari, sui quali incombono gli oneri di controllo, scoperta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno

Un escamotage, quello adottato dal coltivatore-ristoratore, pregiudizievole verso gli altri operatori del settore che hanno deciso di rispettare le leggi, minandoli da una concorrenza sleale, capace di imporsi non solo per l’offerta di un servizio a prezzi concorrenziali, ma rivelatosi oltremodo pericoloso nel particolare periodo di emergenza sanitaria, essendo infatti sfuggito anche ai controlli sulla conforme osservanza delle prescrizioni dei diversi provvedimenti delle Autorità governative.

La circostanza è emersa dai consueti servizi di controllo economico del territorio, nel particolare periodo incisivamente intensificati per soddisfare le ulteriori prerogative di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, affiancati dalle canoniche attività di intelligence che, nel caso in rassegna, sono state sostanzialmente sostenute ed avvalorate anche dalle numerose pubblicizzazioni delle cene e degli eventi attuate tramite più social network.

Ed è proprio in una di queste occasioni “mondane” che le Fiamme Gialle hanno bussato alla porta dell’abitazione del ristoratore abusivo, il quale, verosimilmente convinto di accogliere dei clienti, si è trovato invece ad ospitare i militari della Compagnia di San Benedetto del Tronto per il controllo di circostanza, nel cui ambito è stata individuata anche una lavoratrice – naturalmente “in nero” – addetta alla cucina dell’abitazione, attrezzata in tutto e per tutto per le esigenze di una clientela non sicuramente ristretta al solo livello familiare.

Dalle prime risultanze delle indagini scaturite dal blitz serale, sono state delineate attività di ristorazione effettuate tutte all’interno dell’abitazione privata da circa 3 anni, per le quali si è proceduto a ricondurre a tassazione redditi non dichiarati al Fisco per circa 20 mila euro, ai quali si è aggiunta anche l’imputazione di Iva  per 2.500 euro e, quale “evasore totale”, le contestazioni relative alla mancanza delle scritture contabili obbligatorie, in un ambito di abusivismo commerciale che, a causa del mancato rispetto dei protocolli sanitari e d’igiene, ha trovato l’attivazione anche del Comune e dell’Asur territorialmente competenti. 

L’attività in rassegna testimonia l’impegno che la Guardia di Finanza sostiene per il mantenimento delle condizioni di legalità economica anche nell’attuale periodo di emergenza sanitaria, con un’azione “trasversale” e mirata in grado di contrastare i fenomeni di illegalità maggiormente lesivi ed insidiosi anche da un punto di vista della concorrenza sleale.


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